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Afghanistan. Una guerra durata troppo

by wpuser

Presenza interforze, capacità aeree e integrazione tattico‑operativa nel Regional Command West

Nel 2014 la presenza italiana in Afghanistan faceva parte integrante della International Security Assistance Force (ISAF), missione NATO autorizzata dall’ONU e finalizzata alla stabilizzazione, al training e al supporto alle istituzioni afghane. Con la conclusione formale della missione ISAF il 31 dicembre 2014, la fase combattiva internazionale terminò e si avviò, il 1° gennaio 2015, la missione Resolute Support (RS), una missione NATO‑led non‑combat interamente dedicata all’addestramento, consulenza e assistenza alle Afghan National Security Forces (ANSF) e alle istituzioni afghane.

HERAT. Afghanistan. Militari italiani durante ISAF (2014) e Resolute Support (2014). Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nel contesto di RS, la presenza italiana proseguì con un contributo specialistico a Herat e nel Regional Command West, fino alla conclusione della missione nel settembre 2021, quando RS fu ufficialmente terminata al termine della decisione di ritiro complessivo delle forze internazionali dal territorio afgano.

La Joint Air Task Force nel contesto ISAF

Nel maggio 2014, durante l’ultimo periodo operativo della missione ISAF, l’Aeronautica Militare italiana consolidò la capacità di comando aereo a Herat attraverso la Joint Air Task Force (JATF), componente aerea nazionale inserita nel Regional Command West (RC‑West). La JATF svolgeva funzioni di Air Command and Control (AC2) e di traduzione degli ordini di missione in direttive operative, inclusa la post‑mission analysis per il sostegno all’intelligence fusion e alla valutazione degli effetti operativi.

La JATF garantiva capacità di ITAS, ISTAR, CAS/ECAS (inclusi effetti non cinetici come Show of Force/Presence), supporto di Electronic Warfare (EW), aviolanci logistici e supporto PSYOPS. La JATF coordinava tre principali Task Group operativi: Astore (RPAS), Albatros (tactical airlift e guerra elettronica) e, fino alla fine di maggio 2014, Black Cats (AMX). Il Task Group Black Cats ha fornito capacità operative di Close Air Support (CAS) e Tactical Reconnaissance in supporto alle unità terrestri italiane e alleate nel RC‑West. Le missioni CAS erano caratterizzate da sorveglianza tattica integrata con unità di terra ed impiego diretto di capacità di fuoco quando richiesto tramite i Joint Terminal Attack Controller (JTAC). Le attività di ricognizione tattica hanno fornito dati essenziali al ciclo informativo ISR, con integrazione di sensori e trasmissione dati in tempo reale.

Il gruppo ha portato a termine oltre 3.000 sortite per più di 9.000 ore di volo, con mission durations tipiche di circa tre ore. L’AMX, integrato con pod RECCELITE e LITENING III e aggiornato nella suite avionica ACOL, ha fornito capacità di osservazione avanzata e target identification comparabile con sistemi di generazione più recente.

HERAT. Afghanistan. Militari italiani durante ISAF (2014) e Resolute Support (2014). Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il Task Group Astore ha impiegato i sistemi RQ‑1C Predator A e, dal gennaio 2014, i MQ‑9A Predator B, per attività di Persistent ISR, full motion video e supporto non armato alle operazioni. Con oltre 13.000 ore di volo e più di 1.450 sortite operative, Astore ha garantito monitoraggio continuo del battlespace e supporto informativo correlato alle esigenze di intelligence e decision making. Nel contesto RS, l’impiego RPAS ha mantenuto un profilo di training e assistenza, integrandosi nelle strutture di supporto alle forze afghane e alle unità alleate.

Il Task Group Albatros ha fornito capacità di trasporto tattico mediante C‑130J, con profili di cargo/passenger lift, attività su piste corte e semi‑preparate e aviolanci CDS/JPADS per FOB logisticamente isolate. Parallelamente, l’assetto EC‑27J JEDI ha espresso capacità di guerra elettronica per il disturbo e la neutralizzazione delle comunicazioni nemiche, la protezione contro minacce RC‑IED e la diffusione di messaggi PSYOPS, configurandosi come un assetto low density, high demand nel teatro.

Task Force Air Al Bateen. Proiezione strategica e MEDEVAC

La Task Force Air Al Bateen ha rappresentato il nodo logistico strategico per il supporto italiano verso l’Afghanistan, operando dall’aeroporto di Al Bateen (EAU) e impiegando C‑130J e personale interforze.

Con circa 11.000 missioni per oltre 31.000 ore di volo, ha garantito il trasporto di passeggeri, materiali e la gestione delle evacuazioni sanitarie MEDEVAC. La TF Air ha operato anche in ambiente classificato non permissive, adottando sistemi di autoprotezione avanzati e tattiche specifiche per minimizzare le minacce al transito.

Task Force Fenice. Ala rotante e immediate response capability

La Task Force Fenice, Aviation Battalion dell’Esercito Italiano, ha fornito capacità elicotteristiche integrate sia durante ISAF sia in RS, operando con configurazioni di volo che includevano A‑129C Mangusta, NH‑90 e CH‑47 Chinook.

Il Mangusta ha assicurato supporto di fuoco ravvicinato con sistemi di arma dedicati, capacità night operations e protezione dell’equipaggio in ambiente operativo ostile, integrando sensori FLIR, visione notturna e sistemi di autoprotezione. L’NH‑90 ha ampliato la capacità di trasporto tattico a medio raggio, con maggiore autonomia, sistemi di comunicazione avanzati e capacità di operare in condizioni ambientali estreme (altitudini elevate, temperature elevate, polvere), garantendo combat support e service support critici per le operazioni alleate.

Il CH‑47 Chinook ha costituito la pietra angolare della mobilità logistica, assicurando il collegamento tra FOB remote e basi avanzate, movimentando materiali essenziali, rifornimenti e assicurando capacità di inserimento/esfiltrazione congiunta con unità speciali.

Nel complesso dei profili operativi di Fenice, le capacità combinate di trasporto tattico, troop insertion/extraction, supporto armato e rifornimento logistico hanno contribuito in modo decisivo alla sostenibilità delle operazioni italiane e alleate, mantenendo un livello elevato di prontezza e di interoperability con i sistemi NATO.

CARCO. Combined Arms Route Clearance Operations

L’esperienza accumulata ha portato all’adozione del concetto Combined Arms Route Clearance Operations (CARCO), che integra capacità di Genio, nuclei IEDD, team cinofili, assetti ISTAR, JTAC e indirect fire support.

HERAT. Afghanistan. Militari italiani durante ISAF (2014) e Resolute Support (2014). Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il CARCO ha svolto un ruolo chiave nella garanzia della Freedom of Movement (FOM) lungo le principali linee di comunicazione (Main Supply Routes/Alternate Supply Routes), sfruttando l’integrazione di sensoristica avanzata e capacità di reazione rapida.

Nel contesto RS, il CARCO ha supportato l’integrazione delle ANSF, accompagnando la progressiva autonomia operativa afghana attraverso procedure di bonifica, pianificazione delle rotte e gestione coordinata delle minacce asimmetriche.

Task Force VICTOR, “Videre nec videri”

La Task Force Victor, espressione del 185° Reggimento Ricognizione Acquisizione Obiettivi, ha operato nel RC‑West con profili di ricognizione speciale, sorveglianza e acquisizione obiettivi in territorio ostile. I Distaccamenti di Acquisizione Obiettivi (DAO) erano strutturati per operare in piccoli nuclei modulari, capaci di infiltrazione occulta, movimento in aree controllate e di eseguire attività di osservazione a medio/lungo raggio senza essere individuati.

HERAT. Afghanistan. Militari italiani durante ISAF (2014) e Resolute Support (2014). Francesco Militello Mirto / EmmeReports

La TF Victor ha impiegato una combinazione di strumenti di osservazione avanzati (visori termici, sensori di designazione laser, target locators, sistemi di trasmissione dati su bande multiple) e procedure di target co‑ordination con assetti aerei e terrestri, contribuendo in modo diretto alla neutralizzazione di minacce ad alta valenza operativa (come nodi di comunicazione illegale e reti logistiche insurgent).

HERAT. Afghanistan. Militari italiani durante ISAF (2014) e Resolute Support (2014). Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nel periodo della missione Resolute Support, Victor ha mantenuto un profilo train, advise and assist verso le unità afghane, trasferendo procedure, tecniche di movimento in ambiente ostile, metodi di raccolta informativa e interoperabilità con le strutture NATO, pur operando in un contesto no‑combat ma decisamente tecnico e specialistico.

Transition Support Unit. Il presidio sul terreno

La presenza italiana ad Herat si è sviluppata nel tempo attraverso differenti fasi operative, in coerenza con l’evoluzione dell’impegno della NATO in Afghanistan.

HERAT. Afghanistan. Militari italiani durante ISAF (2014) e Resolute Support (2014). Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nell’ambito della missione ISAF, e in particolare nel 2014, la Brigata “Sassari” ha operato nella regione occidentale del Paese sotto il Regional Command-West, svolgendo compiti di sicurezza, controllo del territorio, protezione delle principali vie di comunicazione e supporto al processo di transizione verso le forze di sicurezza afgane.

Con il successivo avvio della missione NATO Resolute Support, il contributo italiano ha progressivamente orientato la propria azione verso attività di addestramento, assistenza e consulenza. In tale contesto, la Transition Support Unit (TSU) di Herat, su base 152° Reggimento “Sassari”, ha operato come unità di manovra eterogenea, integrando assetti dell’Esercito Italiano e dei Carabinieri.

La TSU ha condotto pattugliamenti congiunti, controllo delle rotabili, scorta convogli, protezione di eventi civili e attività di supporto ai team advisor, con l’obiettivo di accompagnare la progressiva autonomia operativa delle Afghan National Defence and Security Forces (ANDSF). Le attività di advisory e di supporto organizzativo, svolte in coordinamento con le strutture del Train Advise Assist Command – West (TAAC-W), hanno contribuito allo sviluppo di capacità sostenibili di sicurezza interna nella regione occidentale dell’Afghanistan.

Nel periodo dicembre 2017 – giugno 2018, la Brigata “Sassari” ha operato quale unità base del TAAC-W, garantendo la continuità del contributo nazionale alla missione Resolute Support. Al termine del mandato, nel giugno 2018, la responsabilità del comando e delle attività del TAAC-W è stata assunta dalla Brigata “Pinerolo”, secondo il previsto ciclo di avvicendamento delle grandi unità dell’Esercito Italiano impiegate nel teatro afghano.

Dalla missione ISAF del 2014 alla successiva Resolute Support Mission conclusasi nel 2021, la presenza italiana in Afghanistan ha rappresentato un adattamento continuo di capacità tecniche, operative e train / advise / assist.

HERAT. Afghanistan. Militari italiani durante ISAF (2014) e Resolute Support (2014). Francesco Militello Mirto / EmmeReports

L’evoluzione da un impegno di tipo combattivo a uno di natura no‑combat, pur mantenendo un contributo specialistico significativo, ha segnato una transizione nella quale le forze italiane hanno operato in piena interoperabilità con le strutture NATO, trasferendo competenze e procedure operative alle forze di sicurezza afghane e affermandosi come capacità integrate di alto livello nel teatro occidentale afgano.

In Afghanistan, i militari italiani hanno combinato sicurezza e cooperazione civile, realizzando oltre 1.200 progetti tra scuole, ospedali e infrastrutture a Herat. L’orfanotrofio “Khaja Abdullah Ansari”, con circa 245 bambini, ha beneficiato di generi alimentari, letti e materiali scolastici. Con il ritiro del 2021 e il ritorno dei talebani resta incerta la continuità di questi risultati, ma l’impegno italiano rimane una testimonianza concreta di sostegno alla popolazione civile.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

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© 2020 EmmeReports Editore Francesco Militello Mirto Direttore Responsabile Antonio Melita Autorizzazione Tribunale di Palermo N.5/2020 Registro Stampa Decreto del 23/6/2020.

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