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Afghanistan. L’ultimo volo da Kabul

by wpuser

Dall’Operazione Aquila Omnia al silenzio lasciato alle spalle: cronaca di un’evacuazione, fine di una missione e di un’illusione durata vent’anni

Il crollo improvviso dell’Afghanistan nell’estate del 2021 costrinse la comunità internazionale ad attivare, in poche ore, piani di evacuazione mai testati in uno scenario tanto rapido e violento. La caduta di Kabul segnò la fine di vent’anni di presenza militare occidentale e aprì una delle più grandi operazioni di evacuazione civile dalla Seconda guerra mondiale.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il 15 agosto 2021, a fronte del rapido deterioramento delle condizioni di sicurezza, il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini chiese al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli, di procedere con urgenza all’evacuazione del personale diplomatico dell’Ambasciata italiana a Kabul, dei connazionali presenti nel Paese e dei collaboratori afghani.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Venne così attivata l’Operazione Aquila Omnia, pianificata e diretta dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) ed eseguita dal Joint Force Headquarters (JFHQ), comandato dal generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nello stesso giorno, un team del COVI, supportato da elementi dell’Esercito Italiano, raggiunse Kabul a bordo di un KC-767A dell’Aeronautica Militare con il compito di coordinare sul campo le operazioni di evacuazione. Il piano prevedeva un primo rientro in Italia il 16 agosto, seguito dall’attivazione di un ponte aereo dedicato al trasferimento dei collaboratori afghani del Ministero della Difesa e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, insieme ai loro familiari.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nei giorni successivi, mentre migliaia di civili cercavano disperatamente una via di fuga, le Forze Armate Italiane operarono all’interno del sedime dell’aeroporto internazionale Hamid Karzai in condizioni di sicurezza estremamente critiche. Paracadutisti dell’Esercito del 187° Reggimento “Folgore”, militari della Brigata Granatieri di Sardegna, Fucilieri dell’Aria del 9° e 16° Stormo e team del Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” garantirono la sicurezza delle fasi di identificazione e imbarco.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

In quel contesto si consumarono episodi destinati a restare emblematici. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando commentò pubblicamente l’azione del Maggiore Annamaria Tribuna, pilota palermitana di C-130J, che pochi minuti dopo il decollo da Kabul fu costretta a effettuare manovre evasive per sottrarsi a colpi di artiglieria diretti verso il velivolo italiano. «In questi drammatici giorni di apprensione e tensione per quanto stava succedendo in Afghanistan, voglio ringraziare tutti gli italiani impegnati in questa grave emergenza umanitaria a tutela della vita», dichiarò Orlando.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Parallelamente all’azione militare cresceva l’allarme istituzionale. Il Ministro della Giustizia Marta Cartabia, insieme agli omologhi di Francia, Spagna e Lussemburgo, inviò una lettera al Commissario europeo per la Giustizia Didier Reynders per sensibilizzare l’Unione Europea sui rischi corsi da magistrati, pubblici ministeri e avvocati afghani che avevano collaborato alla costruzione dello Stato di diritto. Particolare preoccupazione venne espressa per le donne magistrato e avvocatesse, esposte a minacce dirette.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il ponte aereo internazionale assunse rapidamente dimensioni senza precedenti. Dal 14 agosto, in appena 18 giorni, aerei statunitensi e della coalizione evacuarono oltre 123.000 civili. L’Italia concluse l’Operazione Aquila Omnia con l’ultimo C-130J della 46ª Brigata Aerea decollato da Kabul. In totale furono evacuate 5.011 persone, di cui 4.890 cittadini afghani, tra cui 1.301 donne e 1.453 bambini. In 15 giorni vennero effettuati 87 voli, impiegando KC-767A e C-130J, con il supporto fondamentale della Task Force Air Kuwait.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

«Abbiamo evacuato e portato in Italia, in condizioni difficili, 4.890 cittadini afghani, tra cui donne e bambini. Abbiamo fatto il massimo», dichiarò il generale Luciano Portolano. «Con l’ultimo volo da Kabul terminava l’impegno ventennale delle Forze Armate Italiane in Afghanistan e il mio pensiero andava ai 54 Caduti, alle loro famiglie, ai 703 feriti e alle vittime degli attentati terroristici».

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il ritiro americano si concluse la notte del 30 agosto 2021. Alle 23.59, ora locale di Kabul, il Maj. Gen. Chris Donahue, comandante della 82nd Airborne Division dell’US Army, e Ross Wilson salirono a bordo di un C-17 dell’US Air Force. Era l’ultimo volo. Pochi minuti dopo la mezzanotte, la Federal Aviation Administration (FAA) emise un NOTAM che dichiarava l’aeroporto Hamid Karzai non più controllato e privo di servizi di controllo del traffico aereo. Le forze talebane entrarono nel sedime aeroportuale assumendone il controllo armato.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken dichiarò che i talebani si erano impegnati a consentire le partenze e che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti avrebbe continuato a collaborare con gli alleati per facilitare evacuazioni future, anche attraverso voli charter. Una parte significativa degli evacuati transitò dalla Naval Air Station Sigonella (NAS Sigonella), divenuta snodo strategico dell’Allies Refuge Operation. Dalla base siciliana partirono voli diretti verso Filadelfia e l’aeroporto internazionale di Dulles. «La base italiana era stata resa disponibile dal Governo Italiano per consentire la sosta e il transito del personale evacuato», spiegò il colonnello Howard Lee Rivera, comandante del 41° Stormo. «Avevo visto espressioni di allegria e felicità nei volti degli afghani arrivati da Kabul».

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

«Avremmo voluto non farli partire», dichiarò il contrammiraglio Scott Gray, comandante Navy Region Europe, Africa, Central. «Vedere la felicità negli occhi dei bambini ci gratificava molto». Il Capitano di Vascello Kevin Pickard, comandante della NAS Sigonella, sottolineò: «Era stato un importante sforzo di solidarietà non solo dei militari, ma anche delle famiglie e delle associazioni civili».

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Dietro i numeri restarono le storie individuali. Come quella raccontata da un ufficiale italiano che aveva lavorato per anni con un interprete afghano conosciuto nel 2006. «Un soldato lascia le valli dell’Afghanistan, ma le valli non lasciano mai il soldato», spiegò. Karim – nome di fantasia – dopo l’ingresso dei talebani fu costretto a nascondersi, bruciare documenti, cambiare telefono e aspetto. Dopo tre giorni di viaggio riuscì a raggiungere Kabul con la famiglia, dove la Joint Evacuation Task Force (JETF) italiana li mise in salvo e li imbarcò verso gli Stati Uniti. «Quando Karim mi scrisse, non nascosi di aver pianto di gioia», raccontò l’ufficiale. «Il vostro papà si era guadagnato un pezzettino di paradiso salvando quattro persone, dissi ai miei bambini».

Afghanistan. Fuga attraverso i checkpoint talebani

Sono tanti i militari che, avendo respirato la polvere afghana, non riuscivano a dimenticare quel paesaggio estremo, fatto di dune, montagne e vallate. «Un soldato lascia le valli dell’Afghanistan, ma le valli non lasciano mai il soldato», ci spiegò un ufficiale italiano, del quale, per ovvie ragioni di sicurezza, non scriveremo né il nome né la Forza Armata di appartenenza, e che ci raccontò la storia, a lieto fine, di un interprete afghano che aveva lavorato con il contingente. I due si conobbero nel 2006 e, nei quindici anni successivi, rimasero sempre in contatto. Quando il militare italiano tornava dalla licenza in Italia, portava regali per famiglia di Karim. Una bella storia di collaborazione, ma anche di amicizia.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Già da diverso tempo l’interprete aveva preso accordi con gli americani per ottenere un visto e andare negli Stati Uniti ma, con la pandemia, questo appuntamento slittò e gli eventi dell’estate del 2021 lo isolarono a Herat, dove, dopo l’ingresso dei Talebani, fu costretto a nascondersi e a bruciare tutti i documenti che lo avrebbero potuto ricondurre a collaboratore della coalizione internazionale. Karim dovette cambiare cellulare, cancellare la cronologia delle chat, tagliare i capelli e fare il possibile per restare nell’ombra. Tra il pericolo di essere fermati, perquisiti e uccisi dai Talebani, Karim e la sua famiglia riuscirono a lasciare Herat e, dopo tre giorni di viaggio, raggiunsero Kabul, dove trovarono il personale italiano della Joint Evacuation Task Force, che li mise al sicuro e, infine, li imbarcò su un volo che li portò negli Stati Uniti.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Karim era un interprete che aveva lavorato per più di un decennio con le forze della coalizione, principalmente con il contingente italiano nell’ovest dell’Afghanistan. Lavorare con le forze della coalizione non era stato un lavoro facile. Lavorare come interprete con le forze della coalizione aveva comportato aspetti positivi e negativi. L’aspetto positivo di questo lavoro era stato l’aiuto economico che gli aveva permesso di mantenere la famiglia e, cosa ancora più importante, di completare gli studi universitari in Scienze Politiche. Gli aspetti negativi, invece, lo avevano accompagnato dal primo all’ultimo giorno di impiego. Durante tutto il periodo lavorativo era rimasto isolato da tutti i parenti, persino dai familiari più stretti, a causa delle esigenze di sicurezza legate al lavoro.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Purtroppo il popolo afghano aveva sempre giudicato negativamente gli interpreti, definendoli spie degli occidentali, mentre il loro compito era quello di facilitare le missioni delle forze della coalizione a supporto delle forze di sicurezza afghane. Per questo motivo aveva sempre nascosto il proprio lavoro e la propria posizione. Inoltre, esistevano problemi di diffidenza anche all’interno della coalizione: i team di contro-intelligence (CI) si mostravano spesso sospettosi, temendo che gli interpreti potessero rappresentare una minaccia, nonostante svolgessero il loro lavoro con onestà. Questa situazione costringeva gli interpreti a lavorare all’interno delle basi accettando tali condizioni e, allo stesso tempo, a rimanere in gran parte isolati dalla loro comunità.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Quando i Talebani intensificarono gli attacchi in diverse province dell’Afghanistan, subito dopo l’annuncio mediatico del ritiro delle forze della coalizione, la provincia natale di Karim, Herat, cadde nelle loro mani il 12 agosto 2021. Karim fu costretto a fuggire. Si nascose per due giorni e, il 14 agosto, lui e la sua famiglia viaggiarono in autobus da Herat a Kabul, percorrendo una distanza di circa 1.000 chilometri. Lungo il tragitto affrontarono più di 50 posti di blocco dei Talebani. A ogni posto di blocco, i Talebani salivano sull’autobus e chiedevano: «C’è qualcuno dell’ANDSF, qualche membro del governo o qualche schiavo degli stranieri?». Nei primi posti di blocco non trovarono nessuno. Nella provincia di Ghazni, però, andarono oltre le domande: mettevano la mano sul cuore di ogni passeggero e chiedevano «Chi sei?». Coloro il cui battito cardiaco aumentava venivano portati via dall’autobus. Karim riuscì a mantenere il controllo e si ripeté che più di dieci anni di sacrifici per un futuro migliore non potevano essere cancellati da quella situazione.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Con queste procedure, i Talebani riconobbero circa sei commando dell’ANA sull’autobus e li portarono via con loro. Il viaggio di 1.000 chilometri durò 29 ore, poiché i Talebani fermavano l’autobus ogni 10–20 chilometri. Quando Karim arrivò a Kabul, i Talebani erano già arrivati prima di lui. Trascorse una settimana in città con la famiglia, spostandosi tra diverse zone, nascondendo la propria identità e il volto. Dal momento in cui i Talebani intensificarono gli attacchi su Herat, i militari italiani rimasero in costante contatto con Karim, chiedendogli notizie ogni ora e offrendogli speranza. Negli ultimi giorni, particolarmente difficili, trascorsi a Kabul, gli italiani presero accordi affinché Karim potesse raggiungere l’aeroporto con la sua famiglia.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Per più di tre giorni tentò di avvicinarsi ai cancelli, ma non riuscì a causa dell’enorme folla. Tutti gli ingressi dell’aeroporto di Kabul erano presi d’assalto da migliaia di persone. Senza il supporto dei degli italiani sarebbe stato impossibile entrare con la moglie e i due figli. Karim assistette a scene drammatiche, vedendo bambini schiacciati dalla folla e morire. Finalmente, il 21 agosto, riuscì ad entrare in aeroporto. Una volta all’interno ricevette anche il visto statunitense. Pur avendo la possibilità di volare immediatamente in Italia o negli Stati Uniti, scelse di restare e supportare i militari italiani come interprete per altri due giorni. Il 24 agosto li salutò e volò negli Stati Uniti.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Dopo oltre dieci anni di lavoro con gli italiani, Karim aveva imparato moltissimo, scoprendo quanto fossero gentili, cordiali e amichevoli. La cultura italiana, lo stile di vita e il modo di lavorare gli erano sempre sembrati profondamente apprezzabili. Andare in Italia era sempre stato un sogno, ma per ragioni burocratiche legate al visto statunitense non riuscì a realizzarlo. «Oggi, quando Karim mi ha scritto, non nascondo di aver pianto di gioia», raccontò l’ufficiale italiano. «Quando l’ho detto a mia moglie, anche lei è scoppiata in lacrime e lo abbiamo raccontato ai nostri figli. Il vostro papà si è guadagnato un pezzettino di paradiso salvando quattro persone, ho detto loro».

Afghanistan, quando le bambine hanno smesso di ridere

Due cose mi avevano colpito dell’Afghanistan: il sorriso delle bambine dell’orfanotrofio di Herat e il cielo stellato di notte. Quel sorriso e quel cielo avevano smesso di brillare. Con il ritorno dei Talebani, quelle immagini divennero simbolo di una speranza spezzata.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Venti anni di missioni militari — Enduring Freedom, ISAF, Resolute Support — avevano visto anche l’Italia impegnata con i propri reparti d’eccellenza, inclusa la Task Force-45, composta da operatori delle Forze Speciali delle quattro Forze Armate, impiegati in missioni di guerra non convenzionale, antiterrorismo, liberazione ostaggi e protezione dei civili.

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Tutto fu cancellato in poche settimane, mentre Kabul ripiombava nel terrore: rastrellamenti casa per casa, caccia a chi aveva collaborato con gli occidentali, giornaliste e donne tra i 12 e i 45 anni considerate “bottino di guerra”.

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«Eravamo fortemente preoccupati per l’incolumità delle nostre attiviste per i diritti delle donne a Kabul», raccontò a EmmeReports Luca Lo Presti, presidente di Pangea, onlus italiana attiva da oltre vent’anni in Afghanistan. «Era un momento di grande paura per chiunque si fosse adoperato per le donne afghane».

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Negli anni Pangea aveva realizzato progetti di microcredito per l’emancipazione economica femminile, aperto asili, scuole e corsi professionali sui diritti umani, sostenuto imprese per oltre 65.000 donne. Tra i progetti più simbolici, una scuola per 650 bambine sorde e una squadra di calcio femminile composta da bambine con disabilità. «Era stata una rivoluzione senza sparare un colpo», spiegò Lo Presti. «Quell’anno, per la prima volta nella storia dell’Afghanistan, alcune di loro sarebbero dovute andare all’università».

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Pangea era in contatto con il Ministero degli Esteri per cercare di mettere in sicurezza le attiviste e favorire corridoi umanitari. Ma il presidente della onlus fu netto: «Dopo vent’anni a Kabul non potevamo abbandonarle come avevano fatto tutti gli altri». E aggiunse: «Si parlava di diritti umani, ma quando gli interessi geopolitici ed economici erano venuti meno, ce ne eravamo andati, sapendo perfettamente cosa sarebbe successo. Le trattative di Doha avevano consegnato il Paese a chi non avrebbe mai mantenuto le promesse».

SIGONELLA. Italia. 01 novembre 2021. Rifugiati afghani presso la NAS di Sigonella, in Sicilia, utilizzata come sito di transito nell’ambito dell’Allied Refugee Operation. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Migliaia di afghani avevano guardato il loro Paese per l’ultima volta dalla rampa di carico dei velivoli della coalizione. Non per scelta, ma perché decisioni politiche e accordi internazionali avevano pesato più delle vite delle persone. Con l’ultimo volo da Kabul si chiuse un capitolo lungo vent’anni, lasciando dietro di sé macerie, memoria e una domanda sospesa: se tutto quel sacrificio fosse davvero servito a costruire qualcosa di duraturo.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

Tags: 41° StormoAeronautica MilitareAfghanistanHeratKabulNAS SigonellaProfughirifugiatiUS Armyus navyUSAFusmc

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© 2020 EmmeReports Editore Francesco Militello Mirto Direttore Responsabile Antonio Melita Autorizzazione Tribunale di Palermo N.5/2020 Registro Stampa Decreto del 23/6/2020.

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