Due artiste, due discipline, la stessa scelta di vita: il circo. Dory e Tracy raccontano allenamenti, sacrifici, spettacolo e libertà. E ricordano quanto sia difficile fermarsi quando il tendone resta chiuso.
Il circo è per loro molto più di un mestiere, è il luogo in cui sono nate, cresciute e hanno imparato a misurarsi con il proprio corpo e con il pubblico. Dory, 19 anni, contorsionista e Tracy Errani, 23 anni, artista circense e protagonista di un numero di equilibrio con le spade, appartengono a due generazioni giovani ma già profondamente legate alla tradizione del circo italiano. Entrambe hanno scelto di trasformare una passione familiare in professione, affrontando allenamenti quotidiani, sacrifici e una vita itinerante. A unirle è anche il ricordo del lockdown, quando la pandemia ha imposto una pausa forzata a uno spettacolo abituato a non fermarsi mai.
Il corpo come espressione
Doriana, in arte Dory, è cresciuta nel circo. Figlia di genitori circensi, ha scoperto presto che quella sarebbe stata la sua strada. Il nome d’arte, semplice e diretto, rispecchia il carattere con cui affronta la sua disciplina, il contorsionismo, fatto di forza, elasticità, controllo ed eleganza.

Ha iniziato quasi per gioco, seguendo le orme della madre, anche lei contorsionista. Poi il gioco è diventato una sfida e infine un lavoro. “Ho iniziato per gioco, ero piccola, mia mamma era contorsionista e ha visto del potenziale in me, così ha deciso di allenarmi, ma sempre facendomelo vedere come un gioco”, racconta Dory. Crescendo, però, ha capito che dietro ogni risultato ci sono fatica e disciplina. “Con l’aiuto del maestro Aris Macaggi, sono riuscita a debuttare. Il mio numero è basato su forza, elasticità ed eleganza. Oltre alla parte tecnica, c’è voluto molto lavoro anche per la coreografia. Insomma, mettere insieme i pezzi non è stato facile, ma volere è potere!”

La scelta del contorsionismo è arrivata anche dalla libertà che questa disciplina offre. Non servono grandi attrezzature per allenarsi: il corpo diventa strumento e palcoscenico. “Ho scelto questa disciplina perché mi affascinava più delle altre e non avevo bisogno di attrezzature particolari per allenarmi, potevo farlo ovunque. Guardavo le altre ragazze esibirsi e sapevo che potevo farlo anche io. Gli unici limiti che abbiamo sono quelli che ci impone la nostra testa”.

Il contorsionismo, però, non è soltanto spettacolo. È una presenza costante nella sua quotidianità. “Adoro il fatto di poterla praticare in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi occasione. Posso leggere, scrivere, guardare la tv, stare con il telefono, tutto in contorsione”. E soprattutto è un modo per comunicare. “Adoro il contorsionismo semplicemente perché mi fa stare bene e mi dà modo di esprimere me stessa e i miei sentimenti”.

Dietro la naturalezza dei movimenti c’è un allenamento quotidiano che richiede attenzione e consapevolezza. “Bisogna lavorare duramente tutti i giorni, facendo molta attenzione a tutti i movimenti che si compiono. Un gesto sbagliato può essere molto dannoso e può portarti a stare fermo per diverse settimane”. Con il tempo, anche il dolore diventa parte dell’allenamento: “Dopo mesi di allenamento, diventa un’abitudine, viene tutto automatico e dimentichi anche di sentire dolore. Sì, perché il dolore non passa, semplicemente ci fai l’abitudine”.

Dory non considera indispensabile seguire una dieta specifica: “Sicuramente essere più leggeri è un vantaggio e ti aiuta a non affaticare troppo la schiena. Il mio consiglio è di non fissarsi troppo sul peso e sulle diete: un buon allenamento e una regolare alimentazione sono più che sufficienti”.

La sua presenza scenica, naturalmente, non passa inosservata. La sensualità del numero attira soprattutto il pubblico maschile, ma Dory racconta di sentirsi apprezzata anche dalle donne. “Molto spesso mi capita di ricevere proposte da ragazzi che scambiano la mia sensualità con il fatto di essere facile, beh, non è affatto così. Ho una forte personalità e vedo queste cose come mancanza di rispetto”. Dalle ragazze, invece, arrivano soprattutto curiosità e richieste di consigli: “Mi chiedono quali esercizi fare per iniziare la mia disciplina, del make-up, che è una mia grande passione, e dei prodotti che uso per i capelli, visto che fanno parte della mia performance”.

E poi ci sono i bambini, forse il pubblico che più la emoziona. “Loro sono la mia parte preferita, adoro quando vengono emozionati a chiedermi una foto, mi fanno sentire speciale. Una volta un bambino mi ha chiesto un bacio in cambio di due euro!”.

La bellezza e la sensualità, per Dory, fanno parte a pieno titolo dello spettacolo. “Per me è tutto. Soprattutto nel nostro ambito lavorativo, l’occhio vuole la sua parte. Una bella presenza sicuramente fa la differenza. Bisogna essere impeccabili”. Un’attitudine che porta anche fuori dal tendone: “Anche al di fuori dello spettacolo mi piace essere sempre al top… insomma, mi piace farmi notare”.

Esporre il proprio corpo significa anche confrontarsi con il modo in cui gli altri lo guardano. Dory non nasconde questa ambivalenza: “Non ho problemi ad esporre il mio corpo, sono molto a mio agio con me stessa e questa nudità, per così dire, in un certo senso mi fa sentire libera. Purtroppo queste mentalità sessiste e maschiliste ci sono e ci saranno sempre, l’importante è non crucciarsi perché essere donna è anche questo”.

Poi è arrivata la pandemia e con essa la chiusura dei circhi. Per una ragazza abituata ad allenarsi e a vivere del rapporto con il pubblico, fermarsi non è stato semplice. “Mi manca il mio lavoro, mi manca la normalità della vita quotidiana, mi manca vedere la gente entusiasta del nostro spettacolo che torna a casa felice”. Dory ha cercato comunque di guardare avanti: “Passo le giornate ad allenarmi, anche per tenermi in forma. Inoltre sto lavorando a nuovi costumi di scena, per ricominciare al meglio”. E conclude con una filosofia che sembra racchiudere tutta la sua storia: “Ovviamente ora le mie libertà sono un po’ limitate, ma voglio essere ottimista e continuare la mia vita con il sorriso… tutto passa e, per quanto possa sembrare un fallimento, l’importante è andare sempre avanti”.
Il circo come casa
Anche Tracy Errani è figlia del circo. Nata a Grosseto 23 anni fa, cresciuta spostandosi attraverso l’Italia, porta un cognome legato a una lunga tradizione circense. I nonni erano artisti e la nonna, clown, aveva lavorato anche con la leggendaria Moira Orfei, viaggiando in diversi Paesi.

A trasmetterle il mestiere è stata soprattutto la madre Soara che, quando Tracy aveva dieci anni, le ha insegnato il numero delle spade. Una disciplina che richiede equilibrio, concentrazione e precisione: “In pratica tengo in equilibrio una spada sulla fronte e poi, con la bocca, un pugnale sulla cui punta metto in equilibrio la spada”.


Per Tracy il circo non rappresenta soltanto la professione, ma una forma di vita. La possibilità di viaggiare, cambiare città e incontrare continuamente persone nuove è parte integrante del suo mestiere. “Per me il circo è il mestiere più bello del mondo”.


Proprio per questo, il lockdown è stato particolarmente difficile. La vita degli artisti circensi è fatta di spostamenti continui e fermarsi per mesi significa interrompere una consuetudine radicata. “Per me questo lockdown, in cui siamo dovuti stare fermi sette mesi consecutivi, è stato terribile. Siamo abituati a stare in un posto al massimo due settimane, solo a Natale restiamo fermi in una città per un intero mese”.


La pandemia ha imposto un’immobilità quasi incomprensibile per chi è abituato a vivere tra prove e spettacoli. “Sembrava di stare in una prigione, abituati a lavorare tutti i giorni, con due spettacoli e avere sempre il pubblico. Stare fermi, senza neanche poter fare le prove è stato terribile”, racconta Tracy.

A pesare, secondo l’artista, è stata anche la sensazione di essere stati dimenticati dalle istituzioni. “Ci siamo sentiti abbandonati dalle Istituzioni, purtroppo non abbiamo avuto molti aiuti, eccetto per gli animali, che hanno avuto il loro fieno, la carne per i leoni e le tigri. Per noi è stata dura”.

Il tema degli animali nel circo resta complesso e discusso. Tracy difende però le condizioni in cui, secondo la sua esperienza, vengono accuditi: “Sono state fatte delle ricerche da alcuni veterinari, che hanno constatato che gli animali del circo non sono neanche un po’ stressati, perché mangiano tutti i giorni, hanno la loro vasca, la cascata d’acqua e i ventilatori, insomma, stanno bene”.

Il futuro, nonostante tutto, resta legato al tendone. Tracy vuole continuare a crescere professionalmente e raggiungere traguardi sempre più importanti. La sua quotidianità è scandita dall’allenamento e dagli spettacoli, con una giornata che comincia al mattino e termina molto tardi.

“La sera lavoriamo fino a tardi”, racconta. Il lavoro occupa gran parte delle giornate, ma non significa rinunciare alla normalità: “Siamo pressoché sempre occupati, ma abbiamo una vita normale, usciamo, giriamo le città, come tutti e andiamo al mare, soprattutto qui, dove il mare siciliano è qualcosa di unico e indescrivibile”.

Due storie diverse, due discipline differenti, ma una stessa idea del circo: non soltanto un palco, bensì una casa itinerante, un mestiere tramandato e reinventato ogni giorno. Dory e Tracy raccontano un mondo fatto di sacrificio e disciplina, ma anche di libertà, viaggio e contatto con il pubblico. Un mondo che, proprio perché abituato a non fermarsi mai, ha vissuto la pandemia come una frattura profonda. E che oggi continua a guardare avanti, aspettando che il sipario torni ad aprirsi.
Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports