Udienza preliminare a Palermo per l’ex Ministro dell’Interno, imputato di sequestro di persona per la gestione dei migranti soccorsi dalla nave spagnola Open Arms. Testimonianze, ricostruzioni tecniche e la posizione delle parti in un processo che ha sollevato questioni di diritto internazionale e di politica migratoria.
L’udienza preliminare del processo Open Arms si è svolta nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. L’accesso era riservato a legali e giornalisti accreditati, controllati più volte e sorvegliati dalla Digos, mentre Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza presidiavano l’area circostante.



Il procedimento vedeva imputato Matteo Salvini, all’epoca Ministro dell’Interno e leader della Lega, accusato di sequestro di persona per la gestione dei migranti soccorsi dalla nave spagnola. Poco lontano dall’ingresso, un presidio silenzioso di una ventina di attivisti e rappresentanti di ONG e associazioni umanitarie, tra cui Open Arms, manifestava la propria presenza senza rilasciare dichiarazioni.

Il Giudice dell’udienza preliminare, Lorenzo Jannelli, ha ammesso tutte le parti civili: sette migranti, tra cui un minore, e undici associazioni tra cui Legambiente, Arci, Ciss, Associazione studi giuridici, Giuristi democratici, Cittadinanza attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, oltre al capitano della nave.

La difesa di Salvini, rappresentata dall’avvocato Giulia Bongiorno, ha articolato otto punti principali, sottolineando come l’ONG avesse agito al di fuori delle regole sul soccorso in mare, tentando di far entrare migranti irregolari in Italia. “L’ONG parte da Siracusa per andare a Lampedusa, invece non si capisce perché, poi si dirige in acque libiche. Sugli italiani non incombeva un obbligo di POS, si trattava di una nave che batteva bandiera spagnola, non c’è stato nessun tipo di salvataggio nelle acque di competenza italiana”, ha dichiarato Bongiorno.

La difesa ha inoltre ricordato come Malta avesse autorizzato lo sbarco di 39 persone e come l’Italia si fosse detta disponibile a scortare la ONG fino alla Spagna, rifiutato dal comandante della Open Arms, Marco Reig Creus, già indagato per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Salvini ha espresso la propria posizione al termine dell’udienza: “C’è una nave spagnola che ha raccolto immigrati in acque libiche e in acque maltesi, che ha rifiutato uno sbarco a Malta, che ha rifiutato un primo porto in Spagna, che ha rifiutato un secondo porto in Spagna, che ha rifiutato di essere scortata da una nave militare in Spagna, mettendo a rischio la salute dei 162 salvati a bordo (…) Colui che era pagato per fare questo. E sono qua assolutamente tranquillo, anzi orgoglioso di quello che ho fatto”.

E ancora: “Vado orgoglioso delle nostre politiche umanitarie e di legalità. Certo, abbiamo continuato a operare nel Canale di Sicilia e a salvare vite umane, ma assolutamente con correttezza. Se c’è una nave spagnola che si rifiuta di obbedire alle norme di altri paesi, lascio giudicare a voi chi è colpevole e chi è innocente!”.

Il dibattimento ha visto anche la partecipazione di figure tecniche chiave per la ricostruzione dei fatti, tra cui l’ammiraglio Sergio Liardo, attuale Comandante Generale della Guardia Costiera italiana, all’epoca responsabile del III Reparto “Piani e Operazioni” e dell’IMRCC del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, struttura chiave nel coordinamento del Search and Rescue nel Mediterraneo.

La sua testimonianza ha ricostruito nel dettaglio le comunicazioni tra le autorità italiane e la nave Open Arms, confermando come l’unità fosse costantemente monitorata e assistita e come le alternative allo sbarco in Italia fossero state offerte e rifiutate.

Altri testimoni, come il Capitano Edoardo Anedda della Guardia di Finanza, hanno confermato come l’Open Arms si fosse messa in condizione di dirigersi esclusivamente verso Lampedusa, pur potendo raggiungere la Spagna in due giorni di navigazione, e come il Viminale avesse garantito la sicurezza della nave e l’assistenza ai migranti in condizioni di salute critiche.

La difesa ha sottolineato ripetutamente le incongruenze nelle dichiarazioni del comandante della ONG, Marc Reig Creus, e le contraddizioni rispetto ai porti indicati dallo Stato di bandiera e dalle autorità spagnole e maltesi.

Le testimonianze dei professionisti del soccorso in mare, tra cui medici e dirigenti dell’ASP di Agrigento, hanno confermato che le condizioni dei migranti erano complessivamente discrete, che i casi più gravi erano stati già assistiti e che l’Italia aveva sempre garantito il massimo supporto possibile durante tutto il periodo.

Negli ultimi mesi del 2025, la vicenda giudiziaria ha raggiunto il suo ultimo atto nelle aule della Corte di Cassazione. I giudici della Quinta Sezione Penale hanno confermato l’assoluzione di Matteo Salvini, rigettando il ricorso presentato dalla Procura di Palermo dopo la sentenza di primo grado e rendendo definitiva l’assoluzione pronunciata nel dicembre 2024, con la formula “perché il fatto non sussiste” relativamente alle accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio legate al mancato sbarco di 147 migranti nell’agosto 2019.

Questa decisione ha chiuso definitivamente il procedimento giudiziario, respingendo la richiesta di riaprire il caso e confermando che, secondo i giudici, le norme internazionali sul soccorso marittimo non imponevano obblighi specifici in capo allo Stato italiano nella situazione verificatasi in quel periodo.



































Una vicenda che ha attraversato anni di udienze, dichiarazioni e testimonianze, iniziata nelle acque del Mediterraneo nell’estate del 2019 e conclusasi nelle aule bunker di Palermo, lasciando aperto, nel dibattito pubblico e giuridico, il confronto sulle regole, i limiti e la complessità delle operazioni di soccorso in mare.
Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports