Le processioni del Venerdì Santo attraversano i quartieri popolari di Palermo, unendo nella fede Sicilia e Spagna.
Una pioggia scrosciante e un freddo pungente poco primaverile hanno chiuso la settimana santa di Palermo. Piccola vendetta del popolo delle “arrostute” che quest’anno non ha potuto fare le tradizionali grigliate a cielo aperto, a causa di un’ordinanza comunale che ha vietato di sostare lungo gli assi viari di Monte Pellegrino e del Parco della Favorita. Divieti validi anche per i prossimi 25 aprile e primo maggio. Come tradizione vuole, le strade del centro storico di Palermo sono state popolate dalle confraternite dei quartieri cittadini. Donne, uomini e bambini hanno sfilato in processione, indossando fratini e medaglioni simboleggianti l’emblema della confraternita di appartenenza.




Il profumo di incenso e di sacralità ha invaso le vie di Palermo coprendo tutti gli altri odori che caratterizzano la nostra città. Turisti e autoctoni hanno immortalato con i loro cellulari e con le loro attrezzature fotografiche di ultimo grido, i momenti salienti delle varie processioni, inondando i social di immagini di madonne, cristi, drappi, stendardi e tutto l’equipaggiamento in dotazione per questo tipo di eventi. Le immagini di questo reportage riguardano le processioni delle Confraternita di Maria SS. dell’Itria dei Cocchieri della Kalsa e di quella di Maria SS. Addolorata de la Soledad dell’Albergheria.




“I cocchieri delle grandi case patrizie della città di Palermo, nel XVI secolo, si posero sotto la protezione di San Riccardo (protettore dei cocchieri), fondando dapprima una Compagnia e solamente in un secondo tempo diedero vita alla Confraternita dei Cocchieri, riconosciuta ufficialmente nel 1596”, si legge nel sito ufficiale del Comune di Palermo. Nel 1598, avendo commissionato i simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata, si iniziarono a svolgere le processioni del Venerdì Santo a cui, i confrati, partecipavano vestendo la divisa della casa cui appartenevano.




Nel giorno del Venerdì Santo non si poteva camminare con le carrozze, “pirchì ‘u Signuri è ‘nterra”, quindi, i cocchieri avevano il loro giorno libero e potevano partecipare numerosi a questo sacro evento. In questo modo, i nobili si ingraziavano la Chiesa e, per giunta, ottenevano una indulgenza plenaria per resa devozione. I cocchieri in quella occasione potevano sfoggiare le livree della famiglia cui prestavano servizio con il maggiore sfarzo possibile.




Procedeva una grande croce di legno, poi sfilavano ai lati della croce due membri in frac, seguivano i confrati con livree azzurro ed oro per la Casa Branciforte di Trabia e di Butera, marrone e argento per Casa Settimo di Fitalia e di Giarratana, giallo e verde per Casa Valdina, giallo e azzurro per Casa Baucina, rosso e giallo per il Municipio, nonché altre di Casa Galati, Mazzarino, Scalea.




Nel 1611 costruirono la loro chiesetta, sempre in via Alloro e nel 1614 fecero approvare i Capitoli della confraternita. La vita della confraternita in questi secoli è stata turbata da tanti eventi ed ha subito tante calamità, furti, chiusura, ed altro, legati, per lo più, alla storia che incombeva. Nel 1896 un incendio causò la perdita del simulacro mariano che subito venne rifatto dal maestro Piscitello e per il 1898 si poté rifare la processione. Nel 1941 a causa dell’ultima guerra la processione non si svolse.




Negli anni seguenti, alla ripresa, una grande folla seguiva il corteo, specie durante l’incontro che si svolgeva a Piazza Kalsa. Ieri, come oggi, il popolo della Kalsa segue il Cristo Morto e l’Addolorata dalla caratteristica raggiera argentata con grande devozione e religiosità, lungo le vie del quartiere.




La Congregazione di Nostra Signora de la Soledad è la più antica della città per quanto riguarda quelle dedicate alla Madonna Addolorata, essendo stata fondata nel 1590, inizialmente nella Chiesa di Santa Lucia al borgo che allora era fuori dalle mura della città e subito trasferita nella chiesa di San Demetrio a piazza della Vittoria.

La processione uscì per la prima volta nello stesso anno di fondazione ed inizialmente i confrati si flagellavano in segno di penitenza durante tutto il percorso; ugualmente questa usanza era molto diffusa in Spagna. Inizialmente fu formata solo da popolo spagnolo, poi con il passare degli anni questi furono sostituiti dai palermitani. I bombardamenti dell’ultima guerra mondiale distrussero la chiesa di San Demetrio e la confraternita si trasferì alla Rua Formaggi, dalla quale è uscita per una ventina d’anni finché la chiesa non venne chiusa perché inagibile. La confraternita venne trasferita alla chiesa di San Nicolò da Tolentino che si trova in via Maqueda, sede che ormai è definitiva.
Di Francesco Militello Mirto e Victoria Herranz – EmmeReports