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Palermo 2022, cronaca fotografica di un voto

by wpuser

Dai comizi dei leader nazionali al caos nei seggi, passando per gli arresti per voto di scambio: il racconto fotografico delle elezioni amministrative di Palermo, tra scontri politici e la vittoria di Roberto Lagalla.

Palermo arriva al voto del 12 giugno in un clima stratificato, teso, segnato da settimane di trattative politiche, dall’intervento diretto dei leader nazionali e da una campagna elettorale che, più che sui programmi, si sviluppa lungo una linea di frizione continua. In gioco c’è la guida della quinta città d’Italia, ma anche un equilibrio politico che guarda oltre i confini siciliani.

La competizione si concentra fin da subito su due figure: Roberto Lagalla per il centrodestra e Franco Miceli per il centrosinistra. Intorno a loro si muove un quadro più ampio, fatto di rinunce, convergenze e ricomposizioni che ridisegnano gli equilibri iniziali.

La sintesi del centrodestra arriva dopo settimane di incertezza. La candidatura di Carolina Varchi viene ritirata per convergere su Lagalla, scelta che Giorgia Meloni rivendica durante la sua visita a Palermo: “Devo ringraziare Carolina Varchi, sarebbe stata un’ottima candidatura e un ottimo sindaco per Palermo. Però non volevamo che il centrodestra sembrasse arroccato nella logica dei partiti”. Una decisione che diventa anche messaggio politico: “Abbiamo cercato la candidatura più competitiva, che era quella di Roberto Lagalla. Non anteponiamo l’interesse di partito a quello dei cittadini”.

Il tono della campagna si definisce anche attraverso attacchi diretti alla gestione della città: “Palermo è una città che non ha più nulla, nella quale il degrado ti rincorre pure dopo che sei morto”. Una narrazione che insiste sulla necessità di una rottura.

Sul fronte opposto, il centrosinistra prova a compattarsi attorno a Franco Miceli con l’arrivo di Enrico Letta. “Il candidato del centrosinistra è stato deciso a Palermo, a differenza della destra”, afferma. E rilancia: “Quando siamo uniti non ci batte nessuno”. Miceli insiste sulle difficoltà strutturali del Comune e sulla necessità di rafforzare la macchina amministrativa, soprattutto nella gestione delle risorse europee.

Con il passare dei giorni, il confronto si irrigidisce. Le dichiarazioni si fanno più dure, lo spazio per il dibattito sui programmi si riduce e la campagna assume progressivamente i tratti di uno scontro.

Il tema della legalità riemerge anche nei momenti simbolici, come la commemorazione di Pio La Torre. “Lo hanno ucciso, ma lui ha vinto”, dice Letta. Miceli aggiunge: “È un esempio per chi si batte per la legalità e la giustizia sociale”. Ma il piano simbolico viene rapidamente superato dagli eventi.

A pochi giorni dal voto, due arresti per scambio elettorale politico-mafioso colpiscono candidati al consiglio comunale, uno nelle liste di Forza Italia e uno in quelle di Fratelli d’Italia. Le indagini parlano di contatti con ambienti mafiosi alla ricerca di sostegno elettorale, riportando al centro la questione morale.

Roberto Lagalla interviene con una posizione netta: “Chiederò ai partiti le dimissioni di quanti, eventualmente eletti, risultino avere legami con Cosa nostra. Se ciò non avverrà sarò io a rassegnare le dimissioni”. Carolina Varchi ribadisce: “No ai voti della mafia, mai cercati”. Sullo sfondo resta il richiamo al garantismo, mentre la magistratura prosegue le indagini. Il giorno del voto segna un ulteriore punto di frattura. Palermo si sveglia con decine di seggi non operativi: presidenti di seggio assenti, sezioni chiuse, ritardi che si accumulano. La macchina elettorale si inceppa.

“Quello che è successo è un fatto gravissimo”, dichiara Franco Miceli. “Ci sono seggi che non sono stati ancora insediati”. Anche Lagalla interviene: “Condizionare o limitare l’esercizio del voto è estremamente grave”, invitando comunque i cittadini a votare. L’amministrazione comunale parla di comportamento irresponsabile e annuncia l’invio degli atti alla Procura. Il sindaco uscente Leoluca Orlando difende l’operato istituzionale, mentre lo scontro politico si intensifica. “Voto negato ai cittadini”, accusa Carolina Varchi.

Accanto alla polemica emerge anche una questione materiale: “280 euro per quattro giorni di lavoro non sono una cifra dignitosa”, denuncia Mariangela Di Gangi. La giornata elettorale si svolge così, tra difficoltà organizzative, tensioni e una partecipazione che ne risente. Anche la concomitanza con la finale playoff del Palermo calcio contribuisce a un clima di distacco.

Quando arrivano i risultati, il quadro è definito. Roberto Lagalla viene eletto sindaco al primo turno. “Voglio ringraziare gli elettori che hanno deciso di sostenerci”, dichiara. Ma aggiunge: “C’è una forte astensione che lascia pensare a una disaffezione”. Lagalla parla di “campagna elettorale avvelenata” e ribadisce un impegno preciso: “Non abbasseremo di un millimetro lo sbarramento antimafia”.

L’insediamento a Palazzo delle Aquile segna l’inizio della nuova fase. Durante i primi atti pubblici, un gruppo di attivisti contesta apertamente il nuovo sindaco, denunciando il sistema politico che ha sostenuto la sua candidatura e richiamando anche il ruolo di figure condannate per reati di mafia. “Fuori la mafia dallo Stato”, gridano. Lagalla replica: “Rispetto il parere di tutti. Ma sulla legalità non si arretra di un passo”.

Nei giorni successivi, la dimensione locale si intreccia nuovamente con quella nazionale. A Mondello, Matteo Salvini incontra il neo sindaco, in un momento che segna la continuità politica della coalizione anche oltre il voto.

“Siamo partiti da zero e siamo arrivati a dare un contributo alla vittoria dei sindaci di Palermo e Messina”, dichiara il leader della Lega. “In due mesi raccogliere diecimila consensi dei palermitani e arrivare a governare questa città è motivo di grande orgoglio”. Poi rilancia: “Perché non replicare in grande stile questo progetto?”, guardando alle prossime sfide elettorali.

Il passaggio dal consenso al governo si apre così sotto il segno di aspettative alte e criticità evidenti. Nei mesi successivi, la nuova amministrazione si confronta con una macchina comunale in difficoltà.

“Abbiamo trovato una situazione contabile ferma”, spiega il vicesindaco Carolina Varchi. Lagalla indica la direzione: “Il bilancio è il punto di arrivo di un percorso, ma anche il trampolino per ripartire”.

PALERMO. Italia. 2022. Momenti delle elezioni amministrative a Palermo: dalla campagna elettorale, alla giornata di voto, fino all’insediamento del nuovo sindaco. Nelle foto i principali protagonisti: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Enrico Letta, Carolina Varchi e Roberto Lagalla. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il ciclo elettorale si chiude, ma lascia aperte le questioni emerse durante la campagna: il rapporto tra politica e cittadini, il tema della legalità, la fragilità amministrativa. Palermo cambia guida, ma resta dentro una tensione irrisolta. Ed è in quella tensione, più che nel risultato elettorale, che si misura il senso di questo voto.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

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