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Sicilia in fiamme

by wpuser

Nell’estate del 2023 la Sicilia è stata travolta da una delle più devastanti emergenze incendi degli ultimi decenni. Tra vento di scirocco, temperature estreme e roghi dolosi, montagne, campagne e abitazioni sono andate in fumo. A Palermo e nella sua provincia, per giorni, cittadini e soccorritori hanno combattuto una guerra contro il fuoco.

I venti di scirocco e le alte temperature hanno agevolato la strategia criminale e mafiosa di coloro che, con il fuoco, hanno deciso di dichiarare guerra ai siciliani. Una regione sotto attacco, da Pantelleria a Messina. Le fiamme, che hanno bruciato boschi, campagne e abitazioni, non hanno risparmiato nemmeno le chiese e i santi.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Alla fine di luglio del 2023 la Sicilia si è svegliata intrappolata in un paesaggio infernale: il cielo oscurato dal fumo, le montagne avvolte dalle fiamme e intere comunità costrette ad abbandonare le proprie case. Palermo, in particolare, è rimasta per giorni circondata dal fuoco, con i roghi che avanzavano dalle colline fino a lambire quartieri e abitazioni.

In molte zone della città e della provincia si è combattuta una vera e propria guerra contro le fiamme, mentre vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontari cercavano di fronteggiare decine di incendi contemporaneamente, spesso con mezzi limitati e con il vento caldo dello scirocco che alimentava continuamente i roghi. Le operazioni di spegnimento sono state rese ancora più difficili dalla conformazione del territorio, con molte aree boschive e sentieri impervi difficili da raggiungere.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

L’Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha invitato a guardare oltre l’emergenza del momento, parlando apertamente di responsabilità collettive e di una crisi che non nasce in pochi giorni ma affonda le radici in decenni di scelte politiche e culturali. “Tutti noi sappiamo che non si tratta di un’emergenza. Quello che è accaduto in questi giorni è l’esito ultimo di decenni di decisioni, di scelte, di gesti, di omissioni. La responsabilità di questo disastro ricade certo su chi ha avuto in mano la cosa pubblica, sulla politica, sulle nostre crepe educative”, ha dichiarato l’Arcivescovo di Palermo.

E ha aggiunto: “Ricade su di noi, su di noi in quanto popolo. Non abbiamo fatto abbastanza per cambiare la nostra Casa comune, la Terra, per mettere fine alla logica dello sfruttamento e del profitto e combattere le mafie, per difendere l’ambiente, il territorio, i nostri beni culturali, per creare opportunità di lavoro e servizi sociali. Siamo stati pigri, indolenti, individualisti, fatalisti, distratti da gretti interessi di parte. Il panorama desolato delle nostre città in fiamme, riscaldate da un vento infernale, avvolte dal fumo, prive di acqua e di elettricità, è lo specchio di tutto questo”, ha concluso Lorefice.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Durante le ore più drammatiche dell’emergenza, mentre il fuoco avanzava dalle colline verso la città, in molte zone i residenti hanno cercato di difendere da soli le proprie abitazioni, armati soltanto di tubi dell’acqua, secchi e mezzi di fortuna. Alcuni hanno trascorso ore a bagnare giardini, alberi e muri per impedire che le fiamme arrivassero fino alle case.

“Qui brucia da tutta la notte. Abbiamo bagnato tutto il verde circostante, perché vedevamo queste fiamme che scendevano”, racconta Vanessa, residente in via Fratelli Tantillo, nei pressi della Riserva naturale della Grotta della Molara, una delle aree minacciate dagli incendi.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

All’alba, per qualche ora, sembrava che la situazione fosse tornata sotto controllo. “All’alba penavamo che tutto si era sistemato, invece intorno alle 9:00 è iniziato di nuovo, fuoco, vento e fiamme”, ricorda la donna. A quel punto la scelta è stata inevitabile: lasciare la casa e scappare. “Siamo abbandonati a noi stessi. Io ho lasciato casa, ho lasciato tutto, ho preso delle valigie e le ho messo in macchina, insieme al cane e le mie figlie. Io lo capisco, il numero dei Vigili sarà limitato, perché Palermo è questo, lo schifo. Perderemo tutto. Siamo nelle mani di Dio”, racconta Vanessa.

Le colline e le montagne che circondano Palermo sono state tra le aree più colpite dagli incendi. Località come San Martino delle Scale, Altofonte e le zone boschive alle porte della città hanno vissuto giorni di paura, con le fiamme alimentate da temperature che hanno sfiorato i 47 gradi.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“Abbiamo assistito ad uno degli incendi più pericolosi che hanno coinvolto le nostre montagne”, racconta Clara, residente a San Martino delle Scale. “Abbiamo sempre paura che le fiamme divampino e coinvolgano tutte le montagne e quest’anno è stato così. Abbiamo visto le fiamme di fronte ai nostri occhi, complice ovviamente anche dei 47 gradi e dello scirocco”, spiega.

In molte zone gli abitanti hanno cercato di spegnere i roghi con i pochi mezzi a disposizione. “Abbiamo visto gli abitanti munirsi di qualsiasi strumento a disposizione per spegnere i roghi. Chi possedeva un mezzo proprio riusciva a scappare, altri aspettavano gli aiuti che tardavano ad arrivare”, racconta ancora Clara. In alcune aree il problema dell’acqua ha aggravato ulteriormente la situazione.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“San Martino è una di quelle località esclusa da qualsiasi servizio primario, dove l’acqua viene razionata. Molti avevano paura addirittura che l’acqua delle proprie cisterne potesse finire”. Nonostante tutto, la solidarietà tra cittadini non è mancata. “Abbiamo anche assistito a delle manifestazioni meravigliose di mutuo soccorso da parte di cittadini, che hanno fatto delle collette e delle raccolte di vestiti per chi ha perso tutto. Però questo non può sostituire le responsabilità da parte delle Istituzioni”, conclude.

Gli incendi che hanno devastato la Sicilia nell’estate del 2023 non sono stati soltanto un evento eccezionale, ma per molti rappresentano l’ennesimo capitolo di una storia che si ripete da decenni. In alcune zone dell’isola il fuoco è diventato una presenza costante, una minaccia che torna ogni estate e che ha costretto intere comunità a organizzarsi per difendere il territorio.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“Gli unici incubi che ho nella mia vita sono incendi, sogno incendi”, racconta Lorenzo, cresciuto sulle colline dei Monti Iblei, nel siracusano. “Con la mia famiglia viviamo in un territorio devastato dagli incendi e in cui ci sono gli incendiari da più di trent’anni. Abbiamo dovuto imparare a spegnere da soli gli incendi, abbiamo dovuto procurarci gli strumenti, abbiamo imparato tecnicamente come si faceva”.

Con il tempo, alcune comunità hanno creato vere e proprie reti di cittadini per affrontare le emergenze. “Abbiamo creato una rete di segnalazione e gestione delle emergenze tramite chat, dove, in questo momento siamo 238 persone”, spiega Lorenzo. “Nel gruppo abbiamo persone che hanno la capacità di spegnere gli incendi. Insegniamo a chi abita in campagna cos’è un fuoco, come si gestisce l’emergenza, come non andare nel panico, quali strumenti avere, come vestirsi, dove trovare l’acqua e come si puliscono i terreni. Abbiamo smesso di aspettare le Istituzioni. Se non siamo noi a fare qualcosa per primi sul territorio, c’è poco da fare, non possiamo aspettare che loro facciano qualcosa”.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Tra le storie più dolorose ci sono quelle di chi ha perso tutto. “Le terre e le case sono le nostre, noi dobbiamo combattere perché chi di dovere risponda all’emergenza”, dice Giuliana, residente a Sferracavallo, che ha visto la propria casa bruciare durante gli incendi. “Un’emergenza quotidiana che è quella dell’abbandono costante e continuo. Oggi continuiamo a respirare la cenere dentro le nostre case, quella dei mobili, delle piante, degli animali e degli alberi o la diossina che viene da Bellolampo, è una situazione veramente inaccettabile”, racconta.

Ancora più drammatica la testimonianza di Sabrina, cittadina di Baida. “Io non ho legami con nessuna associazione, sono una cittadina di Baida e sono stata coinvolta e investita dall’incendio!”, racconta tra le lacrime. “La mia casa è stata distrutta, ho perso quattro animali tra cui il mio cane. Ho creato un sistema di irrigazione fino alla montagna, ho comprato e piantato alberi, tutto a mie spese. È andato tutto distrutto. Alziamo al testa dalla sabbia! Questo cazzo di popolo siciliano si deve svegliare!”.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

In alcuni casi, il tentativo di difendere la propria casa e il proprio territorio ha messo a rischio la vita delle persone. Ignazio, padre disoccupato che vive a San Martino delle Scale, è rimasto gravemente intossicato dal fumo mentre cercava di spegnere le fiamme. “Sono stato due giorni intubato e saturavo 60. Ringrazio i dottori se sono qua e vivo!”, racconta.

Quando le fiamme si sono finalmente spente, è rimasta la rabbia di chi ha visto andare in fumo una vita di sacrifici. Le montagne che abbracciano Palermo hanno smesso di bruciare già da alcuni giorni, ma non la frustrazione di chi ha perso la propria casa, il proprio lavoro o il proprio pezzo di terra. Nei giorni successivi agli incendi, centinaia di cittadini e attivisti sono scesi in strada per chiedere maggiore prevenzione e interventi concreti contro il fenomeno dei roghi.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Durante una manifestazione organizzata dal movimento Basta Incendi, alcuni attivisti hanno denunciato l’assenza di politiche strutturali per la tutela del territorio. “La giornata di oggi è un simbolo per le vittime degli incendi e per dare un segnale all’amministrazione comunale”, ha dichiarato Aurelia Schera, portavoce del movimento.

Oggi, a distanza di tempo, le montagne intorno a Palermo hanno smesso di bruciare, ma i segni di quell’estate restano visibili. Ettari di macchia mediterranea sono stati distrutti, centinaia di edifici e infrastrutture danneggiati, mentre molte famiglie continuano a fare i conti con le conseguenze materiali e psicologiche di quei giorni.

PALERMO. Italia. Tra scirocco, caldo estremo e roghi dolosi, l’estate 2023 ha trasformato ampie aree della Sicilia in un fronte di fuoco. Mentre cittadini e soccorritori difendevano case e territori, tanti siciliani hanno protestato per chiedere responsabilità, prevenzione e tutela dell’isola. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Tra le colline annerite e l’odore persistente di fumo resta una domanda che molti siciliani continuano a porsi: se quanto accaduto sia stato soltanto il risultato di un’estate estrema o il segno di un problema più profondo, fatto di abbandono del territorio, criminalità e mancanza di prevenzione. Una domanda che, come il vento caldo dello scirocco che alimentò quei roghi, continua ancora oggi a soffiare sulla memoria di un’isola ferita.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

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© 2020 EmmeReports Editore Francesco Militello Mirto Direttore Responsabile Antonio Melita Autorizzazione Tribunale di Palermo N.5/2020 Registro Stampa Decreto del 23/6/2020.

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