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Il crack divora Palermo

by wpuser

Un reportage tra istituzioni, famiglie e strada racconta la diffusione della droga e i tentativi, ancora fragili, di arginare una crisi sociale che colpisce soprattutto i giovani.

Tra il 2021 e il 2023, Palermo è stata attraversata da una crescente emergenza legata alla diffusione del crack, una sostanza devastante che ha inciso profondamente sul tessuto sociale della città. Questo reportage ricostruisce, lungo un arco temporale di tre anni, testimonianze, mobilitazioni civiche, interventi istituzionali e storie personali che raccontano l’impatto della dipendenza, il dolore delle famiglie e i tentativi, spesso insufficienti, di contrastare un fenomeno in continua espansione.

Un demone che strappa l’interesse per la vita

Nel 2022, anche la Comunità di Danisinni aderisce alla manifestazione organizzata da SoS Ballarò contro lo spaccio e l’uso di sostanze come il crack. “Camminare insieme e incontrarci in strada è stata l’occasione non solo per contrastare un fenomeno gravemente distruttivo che continua a mietere molte vittime nei nostri territori, ma anche per promuovere visione di vita. Abbiamo tutti la responsabilità di custodire le nostre piazze riconoscendole quali luoghi di bellezza e non presidi di morte”, scrive su EmmeReports, Fratel Mauro Billetta, parroco della Chiesa di Sant’Agnese a Danisinni, quartiere di Palermo.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Il frate francescano è uno dei principali protagonisti del processo di rinascita di Danisinni, un religioso che ha trasformato una parrocchia in un vero presidio sociale, lavorando ogni giorno su povertà educativa, inclusione e dignità delle persone.

“Quindici secondi di picco immediato, sì solo quindici secondi di sballo euforico con senso di grandezza e fierezza per poi ritrovarsi, nell’arco di un quarto d’ora, in uno stato di paranoia e frustrazione, inquietudine e rabbia. Questo si prova quando si assume il crack”, spiega Fra Mauro. “Tutto ad un tratto ti rendi conto che un amico o un parente comincia ad essere eccessivamente ansioso, irascibile, dimagrisce a vista d’occhio ed appare stravolto anche perché non riesce più a prendere sonno. Qualsiasi tentativo di aiuto culmina in una lite che ha termine solo quando ha la possibilità di uscire con qualche spicciolo per andare a procurarsi una nuova dose”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Sebbene il crack porti un nome apparentemente innocuo, dovuto al rumore che produce quando si riscalda prima di essere assunto inalando il fumo, in realtà è una sostanza ricavata dalla lavorazione della cocaina e ha effetti devastanti a livello neurologico, modificando l’equilibrio psicofisico dell’organismo e, di conseguenza, procurando un’intensa dipendenza psichica.

Il consumatore, dunque, ben presto arriva ad assumerlo più volte al giorno, subendo un assoggettamento totale, che gli procura aumento delle pulsazioni cardiache, spasmi muscolari e convulsioni, fino ad esporlo al rischio di collasso respiratorio, ictus o infarto così come a deliri e allucinazioni nel caso di astinenza. Molte delle escalation di aggressività che si riscontrano nelle nostre strade, oggi, sono dovute all’assunzione di crack che porta ad impulsività e passaggio all’agito privo di un pensiero riflessivo.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“La sostanza agisce come un demone che strappa ogni interesse e senso di vita, i rapporti umani sono sviliti ed eventualmente strumentalizzati per un mero appagamento personale”, continua Fratel Mauro. “E fino a quando i familiari rimangono ostaggio del consumatore rinunciando a chiedere aiuto, l’epilogo sarà fatale, perché l’uso di crack porta necessariamente alla morte o perché l’organismo non regge più o perché l’individuo, fuori di sé, si procura un incidente o, in stato depressivo, arriva al suicidio”.

“Un’emergenza sociale, dunque, che non può lasciarci spettatori. Pensare che solo nella città di Palermo quest’anno almeno sedici bambini, figli di genitori assuntori di droghe, sono stati ricoverati per overdose, è un dato allarmante. Quando entri nel vortice non hai più il senso di cura per l’altro e, anche se il piccolo gioca dove rimane incustodita una dose, l’attenzione è rivolta altrove”, aggiunge il sacerdote. “Il SERD della nostra città registra più di ottocento assuntori di crack, ma questi sono solo quelli censiti dal servizio per le dipendenze, solo la punta di un iceberg, ma la realtà è molto più grave, basti pensare ai numerosi morti per overdose o agli incidenti mortali mentre si era sotto l’effetto di stupefacenti”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Secondo il parroco di Danisinni, “non è possibile arginare il fenomeno rimanendo su un piano emergenziale o delegando ai continui blitz delle forze dell’ordine la soluzione del problema. Abbiamo bisogno di intervenire su un piano preventivo e di promozione umana restituendo dignità e prospettiva di senso a chi si sta affacciando alla vita adulta”.

Le nuove generazioni sono le più vulnerabili perché si continua ad offrire un modello culturale che favorisce la ricerca di appagamento compulsivo. La spinta ai consumi espone alle dipendenze, perché si trasmette la convinzione che per essere bisogna avere e, ancora, si cerca di evitare ogni sorta di angoscia e frustrazione colmando il silenzio e il vuoto con beni da possedere o evasioni per sballarsi e non pensare.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“Promuovere rigenerazione urbana significa avviare processi di cura, infatti quello che ci nutre ci trasforma e, allora, è necessario fare della bellezza una proposta di stile quotidiano capace di sostenere l’espressione creativa propria di ciascuno. Se le sostanze agiscono in modo mortifero, la rigenerazione restituisce capacità creativa, fiducia nel sogno condiviso, processi di umanizzazione”, conclude Fratel Mauro Billetta.

Il cuore di Serena

Il cuore di Serena, una giovane donna di Palermo, smette di battere in un dormitorio della città, a causa della sua dipendenza dal crack, la droga economica spacciata nel quartiere Albergheria. “Oggi è stato lanciato un messaggio molto chiaro”, dichiara Lorenzo Capretta, marchigiano e attivista di Our Voice. “In questa piazza, in questo momento, in questo sit-in, il fatto che fossimo i soliti addetti ai lavori presenti, manifesta un chiaro segnale, quello della mancanza della presa di responsabilità da parte delle Istituzioni, da parte del Comune, della Regione, della Questura e del Prefetto, di non avere l’intenzione di voler affrontare questo fenomeno sociale in maniera funzionale, di fornire gli strumenti per far sì che ragazze, come quella che abbiamo ricordato oggi, potesse venirne fuori”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Il 4 novembre scorso le strade dell’Albergheria erano state percorse da centinaia di persone che avevano aderito alla manifestazione contro lo spaccio e l’uso del crack, organizzata da S.O.S Ballarò. “Dopo tutte le parole che sono state dette durante la manifestazione, non è cambiato nulla, è stato solamente creato un tavolo di lavoro tecnico a cui possono accedere solo le associazioni costituite da più di tre anni e che hanno un background aderente a delle attività con la tossicodipendenza”, continua Lorenzo. “Ci aspettiamo che quelle promesse, quelle parole, che sono state dette dalle Istituzioni si compiano e si trasformano in fatti. Oggi non ci aspettavamo di stare qui, speravamo di non esserci”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Secondo quanto afferma Lorenzo, mancherebbero tutti i servizi necessari per le emergenze e le Istituzioni stanno delegando al terzo settore la presa in carico del fenomeno della tossicodipendenza: “Le associazioni non possono gestirlo da sole, perché non hanno le competenze, non hanno gli operatori specializzati, gli psicologi, gli psicoterapeuti e le risorse”. A Palermo sono presenti tre SER.D, (Servizi per le Dipendenze), che sono i servizi pubblici del Sistema Sanitario Nazionale dedicati alla cura, alla prevenzione e alla riabilitazione delle persone che hanno problemi conseguenti all’abuso di sostanze stupefacenti (droghe o alcol). Secondo Lorenzo, tre soli SER.D sarebbero insufficienti per affrontare il problema delle tossicodipendenze, in una città come Palermo, con oltre un milione di abitanti: “Non c’è proprio la volontà politica di assumersi la responsabilità di un fenomeno sociale che coinvolge tutti e tutte. Nei SER.D il personale è ridottissimo. Il primo che denuncia la situazione aberrante dei servizi sanitari è il responsabile di questi centri”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Nino Rocca è un’insegnante in pensione che si occupa di problemi di carattere sociale. Per tre anni si è preso cura di una ragazza tossicodipendente, morta a causa di un’overdose di crack: “Il crack è letale, si comincia con questa sostanza e poi si continua con l’eroina. Abbiamo incontrato il sindaco e il vicesindaco per aprire un centro di accoglienza a bassa soglia in prossimità, una proposta che viene dal responsabile dei SER.D Giampaolo Spinnato, che possa accogliere i giovani tossicodipendenti e offrir loro un po’ di ristoro e aiuto in un momento per loro di grande disaggio. È un’accoglienza che si fa prima del SER.D e prima della comunità terapeutica. Un sistema che è stato già collaudato in altre città d’Italia e anche all’estero”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nino spiega quanto sia difficile entrare in contatto con le famiglie dei tossicodipendenti, perché sono isolate, disperate e non sono in grado di aiutare i propri figli, quasi sempre ostinati nel continuare a drogarsi: “Il papà di Giulio, un ragazzo di 19 anni morto a causa della droga, è diventato uno dei protagonisti della lotta contro lo spaccio e l’uso delle sostanze stupefacenti. Speriamo, grazie alla sua testimonianza, di poter contattare altre famiglie, perché per coloro che hanno perso il proprio figlio o la propria figlia, strappare dalla strada altri giovani è il rimedio migliore ad una sofferenza e ad una ferita che non si rimargineranno più”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Spesso lo spaccio di droga rappresenta una delle principali fonti di sostentamento per intere famiglie, i cui membri risultano molto attivi e partecipi al traffico delle sostanze stupefacenti, come nel caso delle trentanove persone arrestate nell’operazione condotta dai Carabinieri di Palermo nel quartiere Sperone. Una piazza di spaccio che avrebbe garantito profitti valutati nell’ordine di 1,8 milioni di euro su base annua, con oltre 500 cessioni giornaliere. Gli indagati operavano nei pressi del piazzale Ignazio Calona dove clienti, provenienti dall’intera provincia di Palermo, si recavano per acquistare dosi di crack, cocaina, hashish o marijuana.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Gli arrestati ricoprivano ruoli precisi nella fiorente attività di traffico di stupefacenti. C’era chi si occupava del rifornimento, chi dell’organizzazione della piazza di spaccio e chi raccoglieva i proventi con cadenza settimanale. Le donne collaboravano nella direzione delle attività criminali e nel tenere la contabilità degli introiti, occupandosi, talvolta, anche di custodire la droga. I pusher, operativi su strada, erano stati organizzati su turni di 12 ore, per garantire la piena attività, anche in orario notturno, della piazza di spaccio. Ciascuno aveva compiti ben definiti, per i quali era prevista una specifica retribuzione, 100 euro al giorno per gli spacciatori e 50 per le vedette.

La morte a basso prezzo

La tachicardia, le mani sudate, i tremori, le vertigini, l’ansia, l’angoscia, l’irrequietezza, l’insonnia, le allucinazioni visive, udite e tattili, sono solo alcuni degli effetti provocati dal craving da crack, la droga economica che da qualche anno uccide i giovani del 21° secolo. Chi fa uso di questa sostanza soffre di depressione, attacchi di panico, tristezza, malinconia e incapacità di provare piacere anche quando ci si dedica alle proprie passioni. Il crack influisce sulla salute del cuore e del sistema circolatorio, provocando ictus e infarti. La morte può sopraggiungere anche per arresti cardiaci e respiratori.

“Giulio era un ragazzo assolutamente vivace e straordinario, pieno di iniziative, con un’ecletticità veramente importante, non so cosa sia scattato nella sua mente. Intorno ai 14 anni si è sempre più chiuso in sé stesso, ha manifestato delle fragilità e una sensibilità veramente profonde”, racconta Francesco Zavatteri a EmmeReports, subito dopo la conferenza stampa a Palazzo delle Aquile, dove viene presentata un’iniziativa per la prevenzione e la riduzione dei rischi delle dipendenze patologiche.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Da genitore, Francesco ha cercato di comprendere, di aiutare, di aprire un dialogo con il figlio adolescente che, attraverso il sorriso, il suo modo di fare divertente, in realtà nascondeva una grande sofferenza interiore che lo ha avvolto in maniera definitiva, portandolo alla morte per overdose il 15 settembre 2022. “Mi chiedo spesso dove ho sbagliato, cosa ho fatto, perché per me Giulio era divertimento, era fare le gite insieme col cane a Ficuzza, era andare a nuotare insieme, questo era Giulio”, continua il dottor Zavatteri. “Giulio è stato seguito da diversi psicologici e psichiatri, ha avuto dei ricoveri in ospedale, è stato in quattro comunità diverse, ma senza riuscire a sortire alcun effetto. L’unica comunità dove lui ha tratto grande beneficio è stata quella di Geraci, una fattoria dove lavorava a contatto con la natura. Questo l’ha aiutato molto, lì Giulio stava bene, andavamo a trovarlo e lo trovavamo sorridente, allegro, divertente. Purtroppo il grande errore è stato quello di farlo rientrare prematuramente, una scelta che non ho preso e che non ho condiviso, però il tribunale dei minori ha preso questa decisione, per me assolutamente sbagliata. Bisogna capire qual è il percorso di terapia di un ragazzo e capire se effettivamente è giusto interromperlo, con molta leggerezza e superficialità, oppure se il è caso di continuare e insistere, perché il percorso è adeguato”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Come spiega Francesco, “il crack è una droga assolutamente devastante, della quale dobbiamo veicolare una corretta informazione per i ragazzi e per i genitori, che, spesso e inconsapevolmente, si avventurano in un percorso che non ha una via d’uscita, strada di ritorno. Questo problema, da cinque anni a questa parte, è stato assolutamente trascurato, tutti si tappavano il naso e giravano lo sguardo da un’altra parte.  Perché chi ha un figlio che fa uso di sostanze in casa, è un problema suo, perché tu da genitore non hai saputo educarlo bene, non hai saputo circondarlo dell’affetto necessario. Ma Giulio era un ragazzo adorato da tutta la famiglia, in particolare dai suoi fratelli”. Secondo Francesco Zavatteri le amministrazioni comunali e regionali devono sostenere l’apertura di un centro di accoglienza a bassa soglia, per ragazzi che fanno uso di sostanze stupefacenti e psicotrope, dove possano essere supportati sia dalle Istituzioni, sia dal terzo settore, affinché riallaccino i rapporti con i familiari e dove, attraverso dei laboratori di arte, cultura e musica, possano essere condotti ad una vita diversa, ad una vita nuova, a ritrovare fiducia in se stessi, a fargli capire che i genitori sono i loro migliori amici e non la droga che, invece, distrugge e basta.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“Stiamo lavorando tutti insieme per riuscire ad aprire all’interno di questi centri, un ambulatorio dove sia presente un’apparecchiatura che si chiama TSM, (trattamento magnetico transcranico), che sembra essere l’unica che risolva il problema del craving, che è il desiderio irrefrenabile e compulsivo di assumere droga, tanto da fargli compiere atti criminali oltre a fargli perdere completamente la ragione”, continua il padre di Giulio. Secondo Francesco Zavatteri, bisogna agire capillarmente sull’informazione scolastica, imparare con la giusta sensibilità ad intercettare i disagi degli studenti, perché ognuno di noi ha un modo di pensare, ha una sua struttura cerebrale, una sua sensibilità, una sua psicologia: “Bisogna imparare a intercettare prematuramente e preventivamente i ragazzi che hanno dei disagi interiori, che non riescono a manifestare all’esterno e lì iniziare a farli seguire da un supporto psicologico. Questo è fondamentale, perché molti ragazzi covano un po’ come il fuoco sotto la cenere e poi, con la pubertà, esplodono in queste direzioni assolutamente nefaste”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Per il papà di Giulio, le forze dell’ordine fanno un lavoro capillare, ma, purtroppo, lo Stato toglie sempre più risorse alla Polizia e ai Carabinieri, “che sono persone straordinarie. Molto spesso mi sento dire noi ne arrestiamo uno, che in attesa del processo, viene posto agli arresti domiciliari, mentre fuori ce ne sono altri venti pronti a spacciare dietro l’angolo. Se non si affronta il problema in modo radicale e non si dà una certezza delle condanne e delle pene, quando si spaccia questa droga micidiale in particolare, ma per tutte le droghe, non andremo da nessuna parte”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Purtroppo, in attesa di bandi di gara, di gazzette ufficiali, di appalti vari a onlus e associazioni del terzo settore, la droga continua a mietere altre giovani vittime che, giusto per ricordarlo, non sono solo numeri o “persone che se la sono cercata”, no, sono figli, nipoti e pronipoti di qualcuno che soffre nell’indifferenza collettiva. Quindi, è giusto e sacrosanto riflettere sulla prevenzione per salvare le prossime vittime, ma lo è anche aiutare quelle di oggi. Perché dietro c’è sempre una famiglia sola che soffre.

“L’azione più importante è quella di creare delle strutture dove potere accogliere questi ragazzi e cercare di instradarli a un percorso di vita diverso”, afferma Francesco Zavatteri. “Queste strutture devono assolutamente essere simili ed emulare quella di San Patrignano, che è l’unica struttura riconosciuta a livello europeo. Noi potremmo avere tutte le capacità, con personale competente, creando anche dei posti di lavoro, per cercare di aiutare questi ragazzi e portarli in una nuova dimensione, che è quella del lavoro, della soddisfazione, dello stare bene con se stessi, perché è fondamentale che i ragazzi lavorino fianco a fianco. Giulio andava nei campi a raccogliere le balle di paglia con altri ragazzi e, tra una risata e l’altra, la fatica, la sera tornava a casa soddisfatto, si addormentava e diceva ‘papà io devo dormire, sono stanco, perché domani mi risveglio alle sette e me lo diceva ridendo. La stanchezza da lavoro fa bene al cervello e crea degli obiettivi. Le cose bisogna conquistarsele con il lavoro e con il sacrificio, perché il sacrificio è un valore aggiunto a quello che tu riesci a conquistarti con il tuo lavoro. Questo è fondamentale”.

Il piano da un milione

Nel 2023, il Comune di Palermo presenta un progetto da circa un milione di euro, finanziato dal Fondo Nazionale Infanzia e Adolescenza, per contrastare la diffusione del crack tra i giovani. L’intervento prevede un’azione integrata che unisce prevenzione, assistenza e presenza sul territorio: un’unità mobile con équipe specializzata, attività di strada nei quartieri più colpiti e percorsi educativi nelle scuole, coinvolgendo anche famiglie e comunità locali. Il piano nasce da un lavoro congiunto tra istituzioni, forze dell’ordine, ASP e terzo settore, in risposta a una situazione definita ormai emergenziale, soprattutto in alcune aree del centro storico. L’obiettivo è attivare interventi coordinati e continui, capaci di incidere sia sul consumo sia sulle condizioni sociali che lo alimentano.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“Un investimento importante che dimostra l’impegno di questa amministrazione comunale nel voler incidere significativamente sulla riduzione del consumo di sostanze stupefacenti nel nostro territorio e, in particolare, tra i giovani”, dichiara il sindaco Roberto Lagalla, sottolineando la necessità di un’azione condivisa tra istituzioni, scuole e realtà sociali. Sulla stessa linea il prefetto Maria Teresa Cucinotta, che evidenzia l’importanza della presenza nei quartieri: “stiamo per scrivere insieme una pagina di legalità per il nostro territorio, anche con azioni di sensibilizzazione e di informazione”. Il vice-sindaco Carolina Varchi definisce il fenomeno una vera emergenza: “Il consumo di stupefacenti è ormai una piaga sociale a Palermo, si continua a vendere la morte a tantissimi, soprattutto giovani”.

Il progetto si concentra inizialmente su quartieri come Ballarò, Sperone, Zen e Borgo Vecchio, con l’impiego anche di giovani usciti dalla tossicodipendenza in qualità di peer educator. Come spiega l’assessore Rosalia Pennino: “È stata una scelta politica per disegnare una presa di posizione innanzi a un fenomeno che non è solo emergenza sociale, ma anche contrasto alle illegalità e quindi alla mafia”. Accanto agli interventi sul campo, il progetto punta a creare un sistema stabile di supporto, collegato ai servizi già esistenti e destinato a evolversi in strutture a bassa soglia”, facilmente accessibili. Una prospettiva di lungo periodo che mira a rafforzare la presa in carico sociale e sanitaria delle persone coinvolte. In conclusione, lo stesso Lagalla ribadisce la necessità di una risposta collettiva: “La parola chiave è alleanza, un programma di prossimità territoriale che unisce prevenzione, contrasto e assistenza ai ragazzi, alle famiglie e alle scuole”.

Insieme a bruciare la morte

“Giulio e Diego, due amici, due stelle nel cielo. Giulio è un bambino meraviglioso, dimostra subito una grande intelligenza e sensibilità. Cresce bene. La sua crescita brucia tutte le tappe. A tre anni ha già imparato a leggere e scrivere. Ha un modo di parlare e affascinare tutti. Giulio ottiene risultati eccellenti a scuola. Disegna, dipinge. Alcuni artisti dicono che ha una dote straordinaria. Ha una mente complessa e curiosa. Eppure a fronte di tanto talento, nasconde un animo sensibile, un carattere fragile”, esordisce con queste parole Francesco Zavatteri, raccontando il figlio Giulio, dal palco del Teatro Massimo di Palermo.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

Il concerto “Giulio è” nasce come momento di memoria e testimonianza, ma anche come tentativo di trasformare il dolore in azione. L’iniziativa, ospitata nel principale teatro cittadino, è dedicata a Giulio, giovane artista palermitano morto a 19 anni a causa del crack e si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sul tema delle dipendenze, affinché altre famiglie non vivano la stessa tragedia.

“Un’emozione fortissima, in una serata dedicata al nostro Giulio, ma anche a Diego, il suo amico del cuore”, dichiara Francesco Zavatteri. “Sentiamo che sono qui presenti con noi, sicuramente saranno su una nuvoletta in prima fila, mentre assistono a questo spettacolo meraviglioso dedicato a loro”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

La casa di Giulio, l’associazione fondata dalla famiglia del ragazzo scomparso, chiama a raccolta il mondo dell’arte e della musica a Palermo per raccogliere fondi e realizzare un centro di accoglienza a Palermo, contro le droghe e le dipendenze. “A tutti i ragazzi dico di avere coraggio, di farsi forza, soprattutto quelli che usano sostanze, perché noi gli siamo vicini e faremo qualcosa per aiutarli, qualcosa di concreto col supporto e l’aiuto delle Istituzioni”, continua il papà di Giulio. “O ci si chiude nel proprio dolore o si reagisce e si affronta, io ho scelto di reagire perché desidero che nessun altro figlio, nessun’altra famiglia, si possa trovare nella situazione che abbiamo vissuto noi”.

Durante il concerto, Francesco Zavatteri racconta la giovane vita spezzata del figlio e i danni causati dal crack, ma anche come le famiglie dei tossicodipendenti si ritrovino soli ad affrontare la tragedia della droga.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“Ci si ritrova veramente soli, senza la possibilità di dare un aiuto concreto ai ragazzi dipendenti dalle droghe”, spiega il papà del diciannovenne morto per colpa del crack. “Il nostro obiettivo è quello di aprire un centro di accoglienza a bassa soglia, il cosiddetto drop in, per i tossicodipendenti, gestito dalle stesse Istituzioni sociali e sanitarie, con l’appoggio del terzo settore e del volontariato. Sarebbe la prima ed unica realtà a Palermo ed in Sicilia, dove il problema dell’assunzione di stupefacenti diventa ogni giorno più allarmante, sia per l’abbassamento della fascia di età di chi la assume (12 anni), sia per la velocità con la quale il fenomeno si sta propagando”.

“Abbiamo il dovere di guardare alla platea sociale della nostra comunità e a rilevare quelli che sono i punti di crisi e i punti di difficoltà”, dichiara il Sindaco di Palermo Roberto Lagalla. “Tra questi, una gioventù che è sotto la drammatica minaccia di una droga straordinariamente pericolosa qual è il crack, che ha fatto vittime innocenti in questa nostra città. Su questo si aprono due pagine, una quella della solidarietà propria della comunità, che oggi si esprime attraverso un’iniziativa volontaristica associativa, che il Teatro Massimo ha raccolto con grande sensibilità, dall’altra la pagina che spetta alle Istituzioni e che trovano nel coordinamento della Prefettura, dell’azione delle forze dell’ordine, un punto fondamentale di contrasto, ma che impegna anche l’amministrazione comunale e le autorità sanitarie, così come abbiamo fatto, a redigere progetti speciali di interdizione del fenomeno e di aiuto e supporto sociale. Questo spettacolo ha la finalità di mantenere alta l’attenzione in città verso un dramma, quello del consumo di crack e di droga in generale, che sta spezzando le vite di tanti nostri giovani come Giulio. Un fenomeno davanti al quale questa Amministrazione non ha intenzione di voltare le spalle”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“Questa è una serata destinata al ricordo di un giovane troppo presto ucciso dal crack, dalla droga, una piaga che la nostra società si trova a dovere fronteggiare”, afferma il Vice-Sindaco di Palermo, Carolina Varchi. “L’amministrazione comunale ha messo in campo un primo intervento strutturale per l’assistenza sulle piazze di spaccio a chi ne avrà bisogno, con l’ausilio della Prefettura e dell’ASP di Palermo. Oltre al ricordo vogliamo unire l’impegno corale per la realizzazione di un centro sociale polifunzionale, dedicato alla memoria di questo ragazzo. Un impegno che ci vede tutti uniti, senza colori e senza bandiere, ma soltanto per salvare le giovani generazioni dal cancro della droga”.

Per il Sovrintendente del Teatro Massimo, Marco Betta, le Istituzioni hanno il dovere di contrastare unite, il fenomeno della droga, offrendo spazi di incontro, formazione e informazione ai giovani: “Giulio era un artista, aveva solo 19 anni, dipingeva, suonava, era un talento che non abbiamo saputo proteggere, ma in prima battuta era un essere umano che meritava di vivere e che abbiamo perso”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Per ’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice: “Abbiamo le responsabilità di accompagnare le nuove generazioni, affinché non siano in preda di chi vuole strumentalizzarle e poi perché c’è Giulio, quindi abbiamo una vita, abbiamo la famiglia, abbiamo una concretezza, corpi concreti. Non sono idee astratte. Siamo qui per dire un No chiaro al crack, ma anche e soprattutto, perché come Istituzioni possiamo realmente far sì che la nostra città possa essere sempre di più capace di accompagnare le nuove generazioni”.

Il Teatro Massimo di Palermo rappresenta la bellezza in tutte le sue forme di una città che cerca, attraverso l’arte, la cultura, la storia e la musica, di rigenerare anche i quartieri popolari e spesso emarginati, dove si nutre e cresce un sottobosco pericoloso e spesso letale per i giovani che ci vivono o ci si ritrovano per bere e acquistare il crack o altre sostanze stupefacenti.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“La musica è sicuramente uno dei fattori più importanti della vita, ma anche dell’anima. In questo caso la musica diventa un momento di riflessione, perché non dimentichiamo il dolore incredibile che questo serpente invisibile sta compiendo ai nostri giovani e a tutti noi. Ho sempre pensato alla musica come una possibilità per una riflessione sociale, per fare capire a tutti quanto è importante il progresso civile e la musica. Nel suo essere arte impalpabile, ha questa qualità speciale, quella di entrare nell’anima e, quindi, di darci una strada, non solo per le cose belle, ma anche per i dolori”, conclude Marco Betta al termine del concerto in ricordo di Giulio, Diego e di tutte le altre vittime della droga.

La solitudine di chi perde un figlio

La manifestazione contro lo spaccio e il consumo del Crack, parte da Piazza Casa Professa, attraversa Via Maqueda, il Cassaro e raggiunge la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana dove, nei prossimi mesi, si dovrebbe discutere un disegno di legge che si occupi dei L.E.A., ovvero i livelli essenziali d’assistenza per i tossicodipendenti e per le loro famiglie.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“Finalmente si sta facendo qualcosa di proficuo, siamo al tavolo dell’assessorato per discutere la legge”, dichiara subito Francesco Zavatteri. “È una strada tutta in salita. Cambiare qualcosa è difficile, però c’è la volontà di farlo e questo è già importante. Dobbiamo soprattutto capovolgere questo stigma dei ragazzi che sono in uso le sostanze, perché sono degli esseri umani come noi e vanno aiutati e tutelati”.

Poche le persone che partecipano al corteo in un centro storico a volte silenzioso e deserto. Nessuna persona affacciata ai balconi lungo il percorso, quasi a voler dire che il problema legato alle dipendenze non ci appartiene finché non ci colpisce in pieno stomaco.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“Siamo qua per sostenere questo progetto e se si dovessero finalmente realizzare questi che all’inizio sembravano sogni e che ora, pian piano, sembrano arrivare a diventare una realtà, ben venga”, spiegato Lara Messina, mamma di Diego Mancuso, un’altra giovane vittima della dipendenza da crack. 

“Ci siamo anche noi, con il nostro dolore, la nostra tristezza, ma con la certezza che qualcosa si può fare”, aggiunto commosso Antonio Mancuso, papà di Diego. “La vicinanza delle persone ci ha aiutato e ci continuerà ad aiutare. La vita ci ha tolto qualcosa e quello che ci è rimasto lo dobbiamo tenere stretto. É poco quello che è rimasto”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“Per nostro figlio non c’è stato tempo, non c’è stato un modo, c’è stata molta assenza da parte delle Istituzioni, io non ho notato vicinanza, mi sono ritrovata a sbattere contro delle porte chiuse, a cercare strade che non andavano da nessuna parte, a fare telefonate inconcludenti”, racconta Lara Messina. “Adesso speriamo che invece qualcosa si muova per questi ragazzi, per queste famiglie che si ritrovano in queste condizioni”. “Noi genitori non lo sappiamo cosa si deve fare, non lo capiamo, ci vuole qualcuno che ci aiuti. Oramai a noi non puoi aiutarci nessuno, ma a tanti altri sì, a tanti altri si”, conclude Antonio Mancuso.

Davanti la Cattedrale, l’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice incontra i genitori delle vittime, le cui vite sono state strappate dal demone del crack: “Ci appartiene ogni giovane e il sogno è che ogni giovane possa vivere in pienezza di libertà. Nessuno si deve permettere di schiavizzarlo, nessuno. Crack è volontà di qualcuno di dominare, di schiavizzare, di non lasciarci liberi, di illuderci, di strumentalizzare i giovani”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Victoria Herranz / EmmeReports

“Dietro il crack c’è un’industria che vuole illudere, ma per lucrare”, aggiunge Lorefice, prima congedarsi “I nostri giovani devono sapere e noi adulti ci dobbiamo assumere questa responsabilità. Ci sono giovani che soffrono e che ancora oggi sono sotto questo tremendo potere. Ci devono essere le Istituzioni, ci deve essere anche una legge che ci aiuta ad accompagnare tutti i giovani che vivono dentro questa morsa, le loro famiglie, i loro affetti più cari, i loro amici, Uniti, uniti, non ci sono etichette, non ci sono barriere. Uniti perché viviamo la stessa città e la città la costruiamo insieme. Se ognuno di noi si corresponsabilizza, ognuno di noi è cittadino e come cittadini ci uniamo. Così infrangiamo le barriere che sono prima di tutto mentali. Insieme senza etichette, non possiamo che essere dalla parte dei giovani, dalla parte delle famiglie che conoscono la conseguenza tremenda di un crack”.

PALERMO. Italia. Cittadini, associazioni e familiari delle vittime scendono in strada per denunciare l’emergenza sociale, ricordare i giovani morti per l’uso di crack e chiedere interventi di prevenzione, cura e sostegno. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“Un uomo può cambiare tutto: il volto, la casa, la famiglia, la fidanzata, la religione, Dio. Ma c’è una cosa che non può cambiare, Benjamin: non può cambiare la sua passione”, dice Pablo Sandoval (interpretato da Guillermo Francella) a Benjamín Esposito (interpretato da Ricardo Darín) nel film El secreto de sus ojos, sottolineando il tema centrale dell’ossessione e dell’impossibilità di sfuggire ai propri desideri più profondi. È ciò che emerge anche nelle parole e nello sguardo di Francesco Zavatteri, un padre la cui ferita per la perdita del figlio non potrà rimarginarsi, ma che trova la forza di andare avanti proprio nella stessa passione che lo lega a Giulio. Una passione che diventa memoria, testimonianza e impegno civile, nel tentativo di impedire che altri genitori vivano lo stesso incubo.

Di Francesco Militello Mirto e Victoria Herranz – EmmeReports

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