A cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, le donne afghane tornano in piazza a Puerta del Sol per chiedere libertà, uguaglianza e rispetto dei loro diritti.
Madrid, tra il settembre 2025 e l’agosto 2026, è stata teatro di diverse iniziative pubbliche a sostegno delle donne afghane e, in alcuni casi, anche di quelle palestinesi.

Centinaia di persone, tra esponenti della diaspora afghana, attivisti per i diritti umani e cittadini, si sono riunite in luoghi simbolici della capitale spagnola per denunciare le restrizioni imposte dal regime talebano e chiedere alla comunità internazionale maggiore protezione e interventi concreti a difesa dei diritti delle donne.

La mobilitazione a Madrid si è articolata in diversi appuntamenti. Il 26 settembre 2025, in Plaza de Juan Goytisolo, alle spalle del Museo Reina Sofía, centinaia di persone hanno partecipato all’“Acto por las mujeres afganas y palestinas”, iniziativa organizzata da Amnesty International.

Un concerto di solidarietà, con la partecipazione della cantante spagnola Rozalén e di una dozzina di cori madrileni, ha accompagnato la denuncia delle violazioni dei diritti umani nei confronti delle donne in Afghanistan e nella Striscia di Gaza. Durante l’evento sono intervenute anche la giornalista afghana Khadija Amin e l’attivista ispano-palestinese Maria Faidi.

La mobilitazione è proseguita nel 2026. Il 20 giugno, a Plaza de Oriente, manifestanti provenienti anche dalla diaspora afghana e rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto un maggiore impegno internazionale contro quello che gli organizzatori definiscono un sistema di “apartheid di genere” instaurato dai talebani. Al centro delle richieste, il diritto delle donne all’istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento.

Il 15 agosto, a Puerta del Sol, la manifestazione “Afghanistan Is Not Alone” ha riportato nuovamente in piazza donne afghane e sostenitori della loro causa, a cinque anni dal ritorno dei talebani al potere. Le donne afghane fuggite dal Paese continuano a chiedere protezione, la possibilità di essere ricollocate in Spagna e, soprattutto, libertà, uguaglianza e rispetto dei loro diritti.






























Le mobilitazioni madrilene sono sostenute, soprattutto, dal lavoro di Khadija Amin, giornalista afghana rifugiata in Spagna e presidente di Esperanza de Libertad, associazione impegnata nel sostegno alle donne e alle bambine afghane. “Non è la mia voce, è la voce delle donne afghane”, ha spiegato Amin ad ACNUR, sintetizzando il senso del suo impegno. In un’intervista all’agenzia EFE, lo scorso aprile, era stata ancora più netta: “L’Europa ha abbandonato le donne dell’Afghanistan”.
Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports