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Zona Espansione Nord

by Francesco Militello Mirto
in Social Issues

Dentro lo ZEN convivono due realtà: quella degli spazi segnati dall’incuria e quella delle persone che continuano a prendersene cura. Un viaggio fotografico nella distanza tra ciò che si progetta e ciò che rimane.

A Palermo lo chiamano ancora ZEN. Il nome ufficiale è San Filippo Neri, ma ZEN è una parola che nel tempo è diventata molto più di un acronimo: identifica un quartiere, una parte della città, una storia fatta di architettura, edilizia pubblica, promesse, trasformazioni, assenze e persone. E soprattutto non identifica un luogo omogeneo. Lo ZEN comprende infatti due parti differenti. Lo ZEN 1 nasce nell’ambito del Piano per l’Edilizia Economica e Popolare del 1966; lo ZEN 2, progettato a partire dal concorso IACP del 1969 dal gruppo coordinato da Vittorio Gregotti insieme a Franco Amoroso, Salvatore Bisogni, Hiromichi Matsui e Franco Purini, avrebbe dovuto rappresentare un grande intervento di edilizia residenziale pubblica, organizzato intorno alle cosiddette insulae. Il progetto prevedeva anche una serie di servizi collettivi che, nella realtà, non furono, in gran parte, mai realizzati. Le successive modifiche progettuali, amministrative e politiche contribuirono ad allontanare progressivamente il quartiere dalla concezione originaria.

È soprattutto nello ZEN 2 che, nelle fotografie raccolte in questo reportage, emerge con maggiore durezza la distanza tra ciò che uno spazio urbano dovrebbe essere e ciò che è diventato. Le fotografie che seguono sono state realizzate tra il 2020 e il 2022. Non sono quindi immagini dell’oggi e non vogliono raccontare come sia lo ZEN nel 2026. Raccontano quello che ho visto durante i miei ingressi nel quartiere in quegli anni. Ho scelto di riunire in un unico lavoro quattro servizi nati separatamente perché, riguardandoli oggi, mi sono accorto che raccontavano la stessa cosa da angolazioni differenti: la cura e la sua assenza. La cura di uno spazio pubblico. La manutenzione di un campo dove giocano dei bambini. La presenza di un presidio sanitario. Il lavoro quotidiano di educatori, associazioni e volontari. E, dall’altra parte, tutto ciò che sembra rimanere sospeso quando le inaugurazioni finiscono, le istituzioni ripartono e le telecamere si spengono.

È importante dirlo con chiarezza: il degrado appartiene agli spazi che ho fotografato, alle infrastrutture, alla manutenzione che manca, ai rifiuti che si accumulano. Non è una qualità delle persone che abitano lo ZEN. Anzi, una parte importante di questo reportage racconta proprio il contrario: persone che da anni lavorano dentro il quartiere per costruire relazioni, educazione, salute, autonomia e possibilità.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Tra queste, il lavoro di Mariangela Di Gangi e quello di Angela Di Blasi rappresentano, nelle esperienze che ho documentato, due forme diverse, ma complementari di prossimità. Il Laboratorio Zen Insieme, nato nel 1988 e profondamente radicato nello ZEN 2, continua ancora oggi a lavorare sul territorio attraverso attività educative, sociali, culturali e di sostegno alle famiglie. L’impegno di Mariangela Di Gangi, oggi consigliera comunale,  aiuta a leggere il quartiere da un’altra prospettiva: non soltanto attraverso ciò che manca, ma attraverso ciò che alcune persone continuano ostinatamente a costruire.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nel 2020 lo ZEN 2 è stato interessato dal progetto G124 “Il rammendo delle periferie – Trenta alberi per lo ZEN 2”, coordinato da Renzo Piano. L’intervento riguardava un piccolo lotto di circa 77 metri per 10 all’ingresso del quartiere, lungo via Sandro Pertini, vicino al campo di calcetto realizzato dal Comune nel 2018. L’idea era quella di creare uno spazio pedonale e ludico, mettendo insieme l’area dei nuovi alberi e quella del campo sportivo. Un intervento piccolo, quasi una goccia rispetto alla dimensione del quartiere, ma proprio per questo pensato come possibile punto di partenza. Durante la presentazione, il sindaco Leoluca Orlando e il vicesindaco Fabio Giambrone dichiararono: “È certamente un intervento circoscritto, ma che può marcare la differenza in una realtà come quella dello ZEN 2. Un intervento seme, che nello spirito di Renzo Piano serve appunto a far germogliare e crescere la bellezza, il rispetto per il decoro, per la città e per gli altri”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il direttore del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, Andrea Sciascia, sottolineò il valore della collaborazione: “La giornata di oggi, con la stipula del Protocollo di intesa tra l’Università degli Studi di Palermo e il Comune, segna una tappa importante per la realizzazione del progetto di riqualificazione di un’area del quartiere ZEN 2. Quest’iniziativa, che si inserisce all’interno del G124 del Senatore a vita Renzo Piano, è stata condivisa fin dall’inizio dall’Università, dal Comune, dalle Scuole e dalle Associazioni. La scintilla di cui ama parlare Piano l’ho vista negli occhi dei quattro borsisti Antonino Alessio, Flavia Oliveri, Angela Valenti e Marina Viola che coordino in questa attività di studio, degli abitanti, del Rettore e del Vice Sindaco con cui proficuamente abbiamo collaborato fin dal primo istante”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Ma è soprattutto una frase di Mariangela Di Gangi che, riletta oggi, mi sembra contenere il senso più profondo di quell’intervento: “Noi qui non le vogliamo le grandi opere. Non una grande infrastruttura, dunque. Non necessariamente un progetto spettacolare. Le gocce sono più importanti perché sono simboli e insegnano che quel campetto di calcetto è servito a raccontare una faccia di un quartiere diverso, esattamente come spero sarà questo posto che andremo a riqualificare, perché le gocce a noi servono tanto, ma serve tanto che il quartiere sia pienamente consapevole di quello che accade. Solo in questo modo possiamo davvero essere una goccia che semina acqua positiva e bisogna ripartire dalla consapevolezza del quartiere”.

La riqualificazione non è soltanto una questione di cemento, alberi, asfalto o arredo urbano. È anche una questione di relazione con chi quello spazio lo abita. E proprio per questo, dopo la cerimonia, ho continuato a guardare. Perché, quando finiscono le inaugurazioni, si spengono le telecamere e le istituzioni sono tornate nelle loro automobili, mi è bastato allontanarmi di pochi metri dall’area interessata dal progetto per trovare un’altra fotografia dello stesso quartiere.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

C’erano cumuli di rifiuti ingombranti. E c’era il campo di calcetto. Alcuni bambini stavano giocando. Ma il manto presentava buche pericolose, alcune porte sembravano a rischio di caduta e mancava una recinzione laterale capace di impedire al pallone di finire sulla strada o tra i rifiuti. Fabrizio, del Laboratorio Zen Insieme, spiegava: “Da 4 anni non viene fatta alcuna manutenzione del campetto”. E aggiungeva: “Speravamo potesse essere un intervento sul lungo periodo con una progettualità, così non è stato perché ad oggi non è stata fatta alcuna manutenzione e il campetto comincia a diventare seriamente pericoloso per i bambini che ne fruiscono. Abbiamo sollecitato diverse volte, ma qualcuno ha fatto orecchie da mercante”.

È qui che la parola cura assume un significato concreto. Un campo sportivo può essere inaugurato, può essere fotografato, può diventare il simbolo di una politica di rigenerazione. Ma, poi, qualcuno deve occuparsi della manutenzione. E deve farlo anche quando non ci sono più telecamere. Un altro modo per entrare nello ZEN è farlo attraverso le persone che ogni giorno provano a costruire qualcosa. Bayty Baytik nasce nel 2009 dall’esperienza di un gruppo di persone impegnate nell’educazione interculturale. Il nome, espressione araba di accoglienza, significa “casa mia è casa tua”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

L’associazione lavorava nello ZEN 2 con famiglie e bambini attraverso attività educative, laboratori, recupero e potenziamento didattico e costruzione di reti sociali. Serena Fleres, fondatrice dell’associazione insieme a Fabiola Giacona, raccontava: “Lavoriamo con famiglie e con i bambini, in collaborazione con la fondazione Albero della Vita, abbiamo un laboratorio dal 2014, di recupero e potenziamento didattico e con le nostre attività, cerchiamo di alimentare sempre di più le nostre azioni progettuali, perché in dieci anni di vita nel quartiere Zen, abbiamo costruito in rete e nel sociale, condividendo delle esperienze con nostre le famiglie”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Durante la pandemia, anche le attività dell’associazione avevano subito un rallentamento. La raccolta fondi attraverso piccoli presepi realizzati con stoffe africane serviva anche a sostenere i progetti nel quartiere: “Oggi stiamo cercando di raccogliere dei fondi con dei piccoli presepi, fatti con stoffe africane, perché la nostra associazione lavora anche in Burkina Faso. Siamo un gruppo di volontari che, ogni anno, si reca in Africa, dando vita ad una bellissima unione tra due realtà, che sembrano totalmente diversi, ma che hanno tante cose in comune”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Benedetta Casamento spiegava invece perché l’associazione avesse scelto di lavorare proprio nelle periferie: “Sono subentrata circa dei mesi dopo che è stata formata l’associazione da Serena e Fabiola. È nato come un progetto in territorio africano, ma sin da subito abbiamo sentito l’esigenza di lavorare anche in territorio palermitano e in particolar modo nei territori più rischio e in periferia”. E aggiungeva: “Facciamo potenziamento didattico, non soltanto nella scuola, perché ci teniamo tanto che i bambini facciano laboratori, escursioni, cerchiamo sempre di portarli al di fuori dello Zen, per fargli vedere un’altra visione della vita”.

È un passaggio importante. Perché raccontare un quartiere soltanto attraverso ciò che non funziona significa rischiare di raccontarlo a metà. Lo ZEN è anche questo: bambini, educatori, laboratori, associazioni, famiglie, persone che provano a creare alternative. Nel 2020 ho incontrato Angela Di Blasi, educatrice professionale e animatrice di laboratori creativi. Angela si definiva una “Cuciartista”: per lavorare utilizzava stoffe, ago e filo al posto del pennello, della grafite o dei pixel. “Sono entrata in questa realtà a gennaio e oltre al potenziamento educativo dei bambini, mi occupo di far fare loro dei laboratori, con l’utilizzo dei materiali da riciclo, quindi insegnando ai bambini, come ai genitori, l’economia circolare. Stiamo cercando di riutilizzare tutto quello che abbiamo a disposizione, dandogli una seconda vita e con la vendita, poter sostenere le nostre attività con gli abitanti dello Zen”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

C’era anche l’obiettivo di insegnare un mestiere alle madri, favorendo autonomia e possibilità economiche. Poi è arrivato il Covid e molte attività sono state sospese. Angela descriveva così la difficoltà del rapporto iniziale con il quartiere: “Certo il dialogo con le persone del quartiere è difficile, soprattutto all’inizio, però se sai prenderle per il verso giusto, se comunque riesci ad entrare nel loro cuore, allora è fatta! L’arroganza, la violenza e la rabbia regnano sovrane, ma tu devi fare vedere che c’è un altro modo di reagire, di comportarsi. Il cambiamento si può avere, perché noi l’abbiamo visto con i nostri occhi. C’è tanto da lavorare, educando sia genitori, che bambini”.

Non credo che lo ZEN possa essere definito attraverso categorie applicate indistintamente a chi ci vive. Credo invece che quelle parole raccontino la difficoltà di un lavoro educativo che si costruisce nel tempo, attraverso la fiducia e la relazione. E questa relazione, durante la pandemia, è diventata ancora più difficile. Francesca Romano, pedagogista impegnata nel progetto Open Space, mi raccontava quanto fosse complicato sostituire la presenza fisica con una videochiamata: “Io dico sempre che il nostro è un lavoro molto empatico e molto fisico. Abbiamo a che fare con delle persone che hanno bisogno anche dei nostri abbracci, dei nostri sguardi, soprattutto in una realtà come lo Zen. È stato quindi difficile lavorare in videoconferenza e vedere i nostri bambini distanti e preoccupati per l’emergenza sanitaria”. Ma anche dentro la difficoltà c’era qualcosa che funzionava: “La cosa positiva è stata vedere che i bambini avevano voglia di aprirsi, di parlare di questo momento, di fare domande. Molto importante è stata anche la comunicazione con i genitori, perché una volta che siamo in sede, ci lasciano i bambini e vanno a casa. Con le videochiamate paradossalmente, anche se è stato difficile, si è venuta ad incrementare il nostro rapporto con i genitori, potendo scambiare quattro chiacchiere con loro, tra una lezione e l’altra, da casa”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

C’è un’altra storia che Francesca mi raccontò e che vale la pena conservare. Quella dei Carabinieri trasformati, per un giorno, in maestri: “Anni fa è stato fatto un progetto in collaborazione con i Carabinieri della Caserma San Filippo Neri, che dista da noi appena cento metri, dove il Carabiniere, in un quartiere come lo Zen, è stato sempre visto come U sbirru, il nemico! Li abbiamo fatti diventare maestri per un giorno! Venivano qui al doposcuola, senza l’uniforme, in borghese, senza che i bambini sapessero niente del vero lavoro che svolgevano. I bambini li hanno chiamati maestri, ma quando hanno scoperto la loro vera professione, è stata una cosa bellissima, vedere la loro sorpresa! Non credevano che un carabiniere si mettesse a fare i compiti con loro. Alcuni bambini ancora oggi quando li incontrano per strada, corrono incontro ad abbracciarli, senza alcun pregiudizio”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Anche Marco Lauricella, pedagogista dell’associazione, raccontava come durante il lockdown fosse stato necessario reinventare il lavoro: “Abbiamo avuto la forza insieme all’equipe di riuscire a rimodulare il progetto e soprattutto in relazione al fatto che abbiamo trovato gli strumenti e le metodologie adatte per far sì che i bambini non venissero abbandonati a causa le lockdown”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Ma, soprattutto, era cambiata la relazione con le famiglie: “L’aspetto importante è stato quello di entrare proprio a casa loro, insieme alle famiglie, dandoci la possibilità di conoscerci di più e di ottenere una sorta di riconoscimento da parte della famiglia per il ruolo che abbiamo e per il supporto che diamo sia alle famiglie che ai loro bambini”. Qualche tempo dopo sono tornato a guardare quello stesso spazio. Il progetto “Trenta alberi per lo ZEN 2” era stato inaugurato. L’area, in via Fausto Coppi, all’angolo con via Sandro Pertini, era stata per anni abbandonata e utilizzata come discarica di rifiuti. L’intervento era nato dalla collaborazione tra Comune di Palermo, Università degli Studi di Palermo, A.M.G., Re.Se.T. e Co.I.M.E. Il sindaco Leoluca Orlando aveva dichiarato: “È un’altra conferma che le periferie hanno diritto ad avere spazi di svago e di allegria. È un altro contributo alla vivibilità della nostra città”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il problema non era l’idea dei trenta alberi. Il problema era ciò che stava intorno. A pochi metri dall’area inaugurata, i cumuli di rifiuti ingombranti continuavano a raccontare una realtà diversa. Il contrasto era evidente. Da una parte un intervento nuovo, progettato, inaugurato e raccontato come un segnale di rigenerazione. Dall’altra uno spazio urbano che continuava a mostrare i segni di una manutenzione insufficiente e di una cura discontinua.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

La stessa parola, cura, torna in maniera ancora più evidente nel racconto del Presidio Sanitario “Eugenio Emanuele”, nato grazie alla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con il progetto curato dal Laboratorio Zen Insieme in collaborazione con lo IACP di Palermo, con l’obiettivo di creare un ambulatorio polifunzionale capace di rispondere alle esigenze sanitarie primarie di una comunità che, spesso, incontra difficoltà nell’accesso ai servizi.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Mariangela Di Gangi lo descriveva così: “Questo presidio sanitario rappresenta la continuità con cui proviamo ad esercitare la prossimità, sempre più vicina agli abitanti, alle donne e agli uomini di questo quartiere. Nel nostro lavoro abbiamo imparato come anche la povertà e la marginalità siano un problema da affrontare in questo quartiere, quindi lo facciamo a modo nostro, avvicinando il servizio alle persone e non aspettando che i cittadini e le cittadine debbano andare verso il servizio. E lo facciamo a partire dall’infanzia, perché sappiamo che un piccolo problema di salute che subentra nei primissimi anni di vita, se non immediatamente trattato, può diventare enorme. Su questo devono investire le istituzioni pubbliche, spesso troppo lente”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il presidio non era un pronto soccorso e non era aperto 24 ore su 24. Era un servizio di accompagnamento e prossimità, con medici volontari e diverse specialità: “Questo presidio sanitario gratuito è un ulteriore tassello che si aggiunge ai tanti percorsi che in questi anni il Laboratorio Zen Insieme ha costruito per contrastare concretamente ogni forma di marginalità e per l’affermazione dei diritti, primo fra tutti quello alla salute di donne e bambini. Le sinergie rivolte in questa direzione sono fondamentali, per questo non possiamo che ringraziare chi, insieme a noi, ha creduto e lavorato per questo nuovo progetto e chi ne sosterrà lo sviluppo, utile non solo per lo Zen, ma per la città tutta”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Renato Costa, commissario per l’emergenza Covid a Palermo, sintetizzava infine il significato del presidio attraverso un’idea di medicina che non aspetta il paziente, ma gli va incontro: “Questo luogo sarà molto più di un poliambulatorio: sarà uno spazio di coesione sociale. Con Mariangela Di Gangi condividiamo l’idea di una medicina che affondi saldamente le radici nel territorio: la medicina di prossimità, che passa sia per una capillarizzazione dei poli sanitari, sia per le équipe itineranti di medici di strada che raggiungono i pazienti, come abbiamo fatto con i vaccini al di fuori dell’hub. Il principio è lo stesso: la salute che va incontro al cittadino e non l’utente costretto a rincorrerla. Iniziative come queste sono le benvenute per dare corpo a un modello innovativo e vincente di sanità che sia davvero un bene comune”.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Riguardando oggi queste fotografie, la cosa che mi interessa meno è stabilire se lo ZEN sia “bello” o “brutto”. Non credo che sia questa la domanda. E non credo nemmeno che il compito della fotografia sia quello di dimostrare una tesi già scritta. Le immagini mostrano piuttosto una contraddizione. Mostrano uno spazio che per decenni è stato oggetto di progetti, interventi, inaugurazioni e promesse. Ma mostrano anche ciò che accade quando la cura non diventa ordinaria amministrazione. Un campo da calcio senza manutenzione, rifiuti che tornano, spazi pubblici che invecchiano, servizi che arrivano con lentezza, e, contemporaneamente, persone che continuano a lavorare.

PALERMO. Italia. 2020-2022. Il quartiere San Filippo Neri, conosciuto come ZEN, tra interventi di riqualificazione infiniti e vita quotidiana degli abitanti. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Le fotografie di questo lavoro sono spesso dure, perché dure erano alcune delle condizioni che ho incontrato. Ma non sono fotografie contro gli abitanti dello ZEN, ma immagini che interrogano soprattutto chi ha avuto, e continua ad avere, responsabilità sulla qualità degli spazi pubblici. Oggi, nel 2026, il Comune di Palermo ha annunciato un nuovo piano di rigenerazione per il quartiere San Filippo Neri – ZEN: 21 opere strategiche per un valore complessivo superiore ai 50 milioni di euro, comprendenti interventi su strade, scuole, servizi, socialità, sport e una nuova piazza. A maggio 2026 è stata inoltre pubblicata la gara per la realizzazione della nuova piazza dello ZEN, in un’area di circa 12 mila metri quadrati, mentre a giugno è stato approvato il progetto esecutivo di un nuovo impianto sportivo in piazza Gino Zappa. Sono interventi che appartengono a una stagione diversa da quella raccontata dalle fotografie. Non so come appariranno quei luoghi quando i lavori saranno terminati. Non so se questa volta la distanza tra progetto e quotidianità sarà più breve. Perché lo ZEN non ha bisogno soltanto di essere inaugurato. Ha bisogno di essere seguito, ascoltato, abitato.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

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© 2020 EmmeReports Editore Francesco Militello Mirto Direttore Responsabile Antonio Melita Autorizzazione Tribunale di Palermo N.5/2020 Registro Stampa Decreto del 23/6/2020.

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