Il 12 ottobre la Casa Real ha presieduto le celebrazioni ufficiali a Madrid. La parata militare è stata seguita da momenti di tensione alla Puerta del Sol e da una marcia che ha contestato la lettura celebrativa del passato coloniale.
Lunedì 12 ottobre 2026, la Spagna ha celebrato il Día de la Fiesta Nacional con la tradizionale parata militare a Madrid, presieduta da re Felipe VI, dalla regina Letizia, dalla principessa delle Asturie Leonor e dall’infanta Sofía. La giornata ha riunito cerimonie istituzionali e manifestazioni di dissenso, facendo emergere interpretazioni differenti della ricorrenza e della memoria storica nazionale.
Le celebrazioni ufficiali sono iniziate alle 11 nell’area di Plaza de Cánovas del Castillo, dove i reali hanno presieduto gli atti commemorativi, alla presenza delle autorità civili e militari, del presidente del Governo Pedro Sánchez, della ministra della Difesa Margarita Robles, della presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso e del sindaco della capitale José Luis Martínez-Almeida.




Il programma si è aperto con l’alzabandiera e l’omaggio ai Caduti per la Spagna, seguiti dalle sfilate aerea e terrestre. Alla parata hanno partecipato unità della Guardia Real, dell’Ejército de Tierra, dell’Ejército del Aire y del Espacio, dell’Armada, dell’Unidad Militar de Emergencias (UME), della Guardia Civil e delle altre forze di sicurezza e istituzioni pubbliche.




Anche i colori della parata, affidati, quest’anno, alle scie 3 C.16 (Eurofighter Typhoon) del Ala 14 nel cielo di Madrid, sembrano aver perso intensità: il rosso e il giallo della bandiera spagnola si dissolvono in tonalità pallide, quasi sbiadite. Un’immagine che accompagna una giornata in cui, dietro la solennità delle celebrazioni, sono emerse le fratture che attraversano il Paese.




Al termine della parata, alla Puerta del Sol si sono verificati momenti di tensione tra giovani che sventolavano bandiere spagnole e manifestanti accampati dal 26 settembre per protestare contro la crisi abitativa, alcuni dei quali esponevano bandiere repubblicane. Le provocazioni del primo gruppo nei confronti dei giovani di sinistra avrebbero innescato gli episodi, rendendo necessario l’intervento della Policía Nacional. In Spagna, la bandiera nazionale, anziché unire, continua a dividere, riaprendo fratture che sembrano quelle di una guerra civile mai del tutto superata.




Nel pomeriggio si è svolta anche la marcia dell’Assemblea “Descolonicémonos – 12 de Octubre, nada que celebrar”, convocata per il quattordicesimo anno consecutivo. Il corteo, al quale hanno partecipato collettivi antirazzisti, migranti e anticolonialisti, è partito alle 16.30 dal Parque de las Lavanderas del Manzanares, nella zona di Acacias, e ha attraversato il Paseo de las Acacias, la Ronda de Valencia e la Ronda de Atocha, per concludersi in Plaza Juan Goytisolo, davanti al Museo Reina Sofía. Qui, intorno alle 19, è stato letto il manifesto dell’Assemblea, seguito da esibizioni culturali e musicali.




La mobilitazione era stata promossa con lo slogan “Ribellione e guarigione contro secoli di oppressione”. Nel presentare l’iniziativa, gli organizzatori avevano spiegato che l’obiettivo era ricordare le vittime della colonizzazione e richiamare l’attenzione sulle sue conseguenze. Il documento dell’Assemblea aveva inoltre collegato la protesta ai ritardi nell’iter dell’iniziativa legislativa popolare per la regolarizzazione straordinaria delle persone migranti, ai respingimenti alle frontiere e alle politiche europee in materia di migrazione e asilo. Secondo i promotori, queste misure contribuiscono a rafforzare la repressione nei confronti delle persone migranti e razzializzate. La marcia ha contestato il significato celebrativo attribuito al 12 ottobre, chiedendo che la ricostruzione storica dia spazio anche alle esperienze dei popoli originari, delle comunità africane e asiatiche e dei loro discendenti. L’Assemblea ha inoltre richiamato l’attenzione sul razzismo strutturale e sulle conseguenze ancora attuali delle dinamiche coloniali, contrapponendo questa prospettiva alla rappresentazione della ricorrenza come momento di orgoglio nazionale ed esibizione militare.



































Il Día de la Fiesta Nacional, celebrato il 12 ottobre, coincide con l’anniversario dell’arrivo di Cristoforo Colombo nelle Americhe nel 1492. La ricorrenza resta un appuntamento centrale del calendario istituzionale spagnolo, ma le iniziative svoltesi a Madrid hanno mostrato quanto il suo significato continui a essere controverso: dalle celebrazioni ufficiali alle contestazioni politiche, dalle rivendicazioni per il diritto alla casa alle richieste di una diversa lettura della storia coloniale. I simboli nazionali sono rimasti al centro della giornata, dando visibilità alle fratture politiche e alle diverse memorie storiche che attraversano la Spagna.
Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports