Dallo sfratto di Maricarmen, morta senza riuscire a tornare a casa, alle tende di Puerta del Sol, la protesta continua e la crisi abitativa irrompe nel confronto politico spagnolo, tra mobilitazioni di piazza, scontro parlamentare ed elezioni anticipate.
Il 23 settembre 2026, dopo oltre settant’anni trascorsi nella stessa abitazione, María del Carmen Abascal, conosciuta come Maricarmen, 87 anni, lascia il suo appartamento nel quartiere madrileno del Retiro su una barella, diretta in ambulanza verso l’ospedale. All’esterno, la Policia Nacional ha isolato l’ingresso e allontanato le persone radunate per cercare di impedire lo sfratto.

La scena, documentata dai media, diventa il punto di partenza di una mobilitazione che si estende ben oltre Madrid. Il 7 ottobre Maricarmen muore mentre è ancora ricoverata. Nel frattempo, il suo nome è diventato uno dei riferimenti della protesta per il diritto alla casa in Spagna. La vicenda contribuirà a portare la crisi abitativa al centro del confronto politico nazionale, in vista delle elezioni anticipate fissate per il 29 novembre.



Maricarmen viveva nell’appartamento di calle Alcalde Sáinz de Baranda dal 1956. La controversia riguardava la prosecuzione del contratto di locazione e le condizioni economiche richieste per continuare ad abitare nell’immobile, dopo il suo acquisto da parte della società Urbagestión.

Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa, il canone richiesto per un nuovo contratto era diventato incompatibile con le possibilità economiche della donna, pensionata e con una disabilità riconosciuta. Il contenzioso si trascinava da tempo e lo sfratto era già stato rinviato più volte.



La vicenda si inseriva in un problema più ampio, particolarmente evidente nelle grandi città spagnole: l’aumento dei canoni, la difficoltà di trovare alloggi accessibili e la vulnerabilità di chi, dopo molti anni nella stessa casa, si trova a dover affrontare nuove condizioni contrattuali.

Nei giorni precedenti al 23 settembre, il Sindicato de Inquilinas di Madrid e altri attivisti avevano cercato di impedire l’esecuzione dello sfratto. Centinaia di persone si erano radunate davanti all’edificio, alcune trascorrendo la notte all’esterno nella speranza di ottenere un rinvio o una soluzione negoziata. All’alba del 23 settembre, la Policia Nacionale delimita l’area attorno al palazzo. I manifestanti vengono allontanati dall’ingresso e gli ufficiali giudiziari procedono con l’esecuzione del provvedimento.



Maricarmen viene portata fuori su una barella e trasferita in ambulanza. Le immagini di quella mattina restituiscono la dimensione concreta della vicenda: una donna anziana che lascia la casa in cui ha trascorso gran parte della propria vita, mentre all’esterno si protesta contro l’esecuzione dello sfratto. La mobilitazione non si limita alla strada in cui si trova l’appartamento. Nelle ore successive, le proteste si estendono ad altri luoghi della capitale, coinvolgendo anche edifici pubblici. Davanti a una proprietà della Comunidad de Madrid, nel quartiere di Chamberí, i manifestanti chiedono un intervento delle istituzioni e scandiscono slogan come “El ático de Ayuso para Maricarmen” e “Fuera fondos buitre”.

Nei giorni successivi, la protesta trova il suo centro nella Puerta del Sol, una delle piazze principali di Madrid. Il Sindicato de Inquilinas organizza un accampamento con tende, striscioni e presidi continuativi. La piazza diventa un luogo di ritrovo per chi chiede misure contro gli sfratti, maggiori tutele per gli inquilini e interventi sui prezzi degli affitti.



Il 26 settembre, decine di migliaia di persone sfilano nel centro della capitale in una manifestazione contro gli sfratti e la crisi abitativa. Il corteo parte da Puerta del Sol e raggiunge il Congresso dei Deputati, portando le richieste dei manifestanti davanti alla sede del Parlamento spagnolo.

La mobilitazione si svolge mentre il governo sta cercando di far approvare nuovi provvedimenti in materia di abitazione. Per gli organizzatori, la vicenda di Maricarmen mostra le conseguenze che un conflitto locativo può avere sulla vita di una persona anziana e richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare le garanzie per chi rischia di perdere la propria casa.



Il 29 settembre, mentre l’accampamento entra nel suo terzo giorno consecutivo, la protesta continua nonostante la prospettiva di un accordo che potrebbe consentire a Maricarmen di tornare nell’appartamento dopo la dimissione dall’ospedale. La mobilitazione, ormai, riguarda anche la possibilità di ottenere cambiamenti che vadano oltre il singolo caso.

Il 28 settembre viene raggiunta un’intesa tra i rappresentanti legali di Maricarmen e la proprietà, con la mediazione del Comune di Madrid. L’accordo prevede un nuovo contratto di locazione della durata di otto anni, con un canone non superiore al 30 per cento del reddito netto della donna.



Il giorno seguente, Maricarmen accetta l’intesa. Il rientro nell’appartamento, tuttavia, resta subordinato alle sue condizioni cliniche e alla dimissione dall’ospedale. La donna è ancora ricoverata e non riesce a tornare nella casa in cui ha vissuto per oltre sette decenni.

L’accordo rappresenta un passaggio importante nella controversia, ma non coincide con il ritorno a casa. La mobilitazione a Puerta del Sol prosegue, mentre le richieste degli attivisti si concentrano sempre più sulla necessità di garantire una protezione effettiva agli inquilini.



Il 1° ottobre, davanti al municipio di Madrid, i manifestanti partecipano a una protesta con pentole, padelle, chiavi e fischietti. Il rumore accompagna le richieste rivolte alle istituzioni e al Congresso, chiamato a pronunciarsi sulle misure abitative. Per Maricarmen, intanto, la possibilità di rientrare nell’appartamento rimane soltanto sulla carta.

Il 2 ottobre, il Congresso dei Deputati respinge due decreti-legge del governo contenenti misure in materia di abitazione. I provvedimenti puntavano, tra l’altro, a rafforzare la protezione degli inquilini e a intervenire sulle condizioni del mercato delle locazioni.



Il voto segna un passaggio decisivo nel confronto politico. La crisi abitativa, già presente nel dibattito pubblico, diventa uno dei principali terreni di scontro tra il governo socialista e le forze di opposizione.

Il giorno successivo, Madrid è attraversata da quattro colonne di manifestanti che convergono verso Cibeles. La mobilitazione, organizzata sotto lo slogan “Hacia la huelga general”, chiede una riduzione degli affitti e misure più incisive contro la crisi abitativa.



Secondo la Delegazione del governo a Madrid, i partecipanti sono circa 70.000; il Sindicato de Inquilinas ne stima invece 500.000. Le due cifre, molto distanti, devono essere attribuite alle rispettive fonti. Entrambe, tuttavia, indicano la dimensione raggiunta dalla protesta e la capacità del tema della casa di mobilitare settori diversi della società.

È in questa fase che la vicenda di Maricarmen si intreccia direttamente con la politica nazionale. Il 6 ottobre, dopo la bocciatura parlamentare dei decreti abitativi, il presidente del governo Pedro Sánchez annuncia lo scioglimento anticipato delle Cortes e la convocazione di elezioni generali per il 29 novembre 2026.



La crisi abitativa diventa così uno dei temi centrali della campagna elettorale. L’esecutivo presenta nuove misure per proteggere gli inquilini e contrastare la speculazione immobiliare; le opposizioni contestano l’efficacia delle politiche governative e sostengono che ulteriori vincoli possano ridurre l’offerta di case in affitto.

Il confronto riguarda anche il ruolo dei proprietari, dei grandi investitori e delle amministrazioni pubbliche. La disponibilità di alloggi, l’aumento dei prezzi e le difficoltà di accesso alla casa coinvolgono infatti competenze distribuite tra governo centrale, comunità autonome e comuni.



Il caso di Maricarmen diventa uno dei simboli di questo conflitto. Il suo sfratto, seguito da proteste in diverse città, contribuisce a spostare l’attenzione pubblica sulla questione abitativa e ad accrescere la pressione sulle forze politiche. Non è l’unica causa della convocazione elettorale, ma si inserisce in una crisi già al centro delle preoccupazioni dei cittadini e in uno scontro parlamentare che ha avuto conseguenze immediate.

Il 6 ottobre il governo approva nuovamente provvedimenti in materia di abitazione. Il loro percorso parlamentare resta però aperto: dopo lo scioglimento delle Cortes, la convalida dei decreti dovrà passare attraverso la Deputazione permanente del Congresso, mentre le diverse forze politiche continuano a confrontarsi sulle misure da adottare. La campagna ufficiale è prevista a partire dalla mezzanotte del 13 novembre. Prima del voto, il calendario prevede anche uno sciopero generale per il diritto alla casa, annunciato per l’11 novembre dai sindacati e dalle organizzazioni coinvolte nella mobilitazione.



La protesta nata attorno a Maricarmen non si esaurisce dunque nella richiesta di una soluzione per una singola inquilina. Entra nel confronto sulle politiche abitative e diventa parte di una campagna elettorale in cui si scontrano visioni diverse sul modo di affrontare l’aumento dei canoni, la scarsità di alloggi accessibili e la tutela di chi vive in affitto.

Il 7 ottobre arriva la notizia della morte di Maricarmen Abascal. Aveva 87 anni ed era ricoverata in ospedale dal giorno dello sfratto. A comunicarlo è il Sindicato de Inquilinas, che ricorda la sua vicenda e sottolinea come l’accordo per consentirle di tornare a casa sia arrivato quando la donna non era più in grado di rientrare.



La notizia suscita nuove reazioni e alimenta il confronto politico. Le forze di sinistra criticano chi ha respinto i decreti sulla casa; esponenti della destra attribuiscono al governo la responsabilità di non aver risolto una crisi che si trascina da anni. La vicenda viene richiamata nelle dichiarazioni pubbliche e nelle polemiche tra i rappresentanti delle diverse istituzioni.

Maricarmen diventa così non soltanto il volto di una mobilitazione sociale, ma anche una figura evocata nel confronto elettorale. Il suo caso riassume una questione che va oltre le appartenenze politiche: la difficoltà di trovare e mantenere un’abitazione in un mercato sempre più oneroso per una parte della popolazione.



L’8 ottobre, migliaia di persone partecipano alla marcia “Hasta Siempre, Maricarmen”, organizzata dal Sindicato de Inquilinas. Il corteo parte da Puerta del Sol e raggiunge l’abitazione di calle Alcalde Sáinz de Baranda, dove la donna aveva vissuto per oltre settant’anni.

I partecipanti portano fiori, candele e cartelli. Davanti all’edificio, il ricordo di Maricarmen si intreccia con le richieste di maggiori tutele per gli inquilini e di misure contro gli sfratti. La manifestazione segna il passaggio dalla mobilitazione per impedire l’allontanamento della donna a un omaggio pubblico alla sua memoria.



Il percorso collega simbolicamente i due luoghi che hanno segnato la vicenda: la piazza diventata punto di riferimento della protesta e l’abitazione da cui Maricarmen era stata allontanata. La sua storia personale si conclude senza il ritorno a casa, mentre la mobilitazione continua a chiedere risposte alle istituzioni.

Il 23 ottobre, a oltre due settimane dalla morte di Maricarmen Abascal, le tende della protesta sono ancora presenti a Puerta del Sol. La piazza che aveva accolto i manifestanti dopo lo sfratto dell’87enne continua a essere un punto di riferimento della mobilitazione per il diritto alla casa.

La sua vicenda personale si è conclusa senza il ritorno nell’appartamento in cui aveva vissuto per oltre settant’anni. La protesta, invece, non si è fermata. Le tende rimaste nel cuore di Madrid testimoniano la volontà dei partecipanti di mantenere alta l’attenzione sugli sfratti, sulle difficoltà di accesso all’abitazione e sulle tutele per gli inquilini.



A poco più di un mese dall’esecuzione dello sfratto, la questione abitativa è entrata nel calendario elettorale. Il voto del 29 novembre sarà un passaggio decisivo per il confronto tra le diverse proposte politiche, ma non rappresenta, da solo, una soluzione alle difficoltà che hanno portato migliaia di persone in piazza.

La storia di Maricarmen non può essere ridotta a una singola risposta politica, né la sua morte può essere utilizzata per attribuire responsabilità mediche o giudiziarie non accertate. Può però essere documentata come una vicenda individuale diventata parte di una contestazione collettiva, in un Paese in cui l’accesso alla casa è ormai una questione centrale del dibattito pubblico. A Puerta del Sol, le tende restano. E con esse rimane aperta la domanda che ha accompagnato la storia di Maricarmen: quanto è concreta la possibilità di continuare a vivere nella propria casa quando le condizioni economiche e le regole del mercato immobiliare diventano insostenibili?
Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports