Il Maggiore Andrea Seles e il Maresciallo Angela Pepe raccontano l’attività svolta nelle diverse fasi dell’emergenza sanitaria, tra verifiche sul rispetto delle norme, organizzazione quotidiana del servizio e il ruolo del personale femminile nelle stazioni.
L’uniforme dei Carabinieri è indubbiamente sinonimo di sicurezza, di protezione, di legalità. È molto amata sia dal popolo italiano sia da chi, nelle missioni internazionali, ha potuto apprezzarne la professionalità e l’umanità. In prima linea nell’emergenza sanitaria nazionale, l’Arma dei Carabinieri, anche questa volta, non ha voltato le spalle al subdolo nemico del Covid-19, vigilando come sempre su tutto il territorio italiano.

Il Maggiore Andrea Seles, Comandante della Compagnia Carabinieri Palermo San Lorenzo, ha raccontato l’impegno profuso durante le diverse fasi dell’emergenza: “Durante la Fase 1 l’Arma dei Carabinieri di Palermo è stata presente tutti i giorni, con numerose pattuglie, sia di quella territoriale, sia dei Reparti Speciali, come il NAS, il NIL e i Carabinieri Forestali. Tutti con l’obiettivo di verificare il rispetto delle regole e della normativa sul Covid-19. Abbiamo constatato che i cittadini palermitani si sono adeguati con grande responsabilità e facendo dei sacrifici, rispettando in maniera puntuale tutte le indicazioni date dalle normative nazionali e regionali. Nella Fase 2 continuiamo a verificare in maniera capillare il rispetto della normativa, in particolar modo per il divieto degli assembramenti”.


Il Maggiore ha spiegato come, nel corso dei mesi, siano stati effettuati numerosissimi controlli sul territorio: “Abbiamo fermato tantissimi mezzi in questi mesi, ma in linea di massima abbiamo riscontrato il rispetto della normativa da parte dei cittadini controllati. Ovviamente abbiamo sanzionato alcuni soggetti che non rispettavano il divieto di uscire senza un giustificato motivo. In alcune parti della città, invece, le persone, mettendo a rischio la propria salute, si riunivano provocando un vero e proprio assembramento sanzionabile”.


L’atteggiamento dei palermitani nei confronti dell’Arma è stato improntato alla collaborazione e alla consapevolezza del momento storico: “Abbiamo notato un grande senso di responsabilità. Possiamo assolutamente affermare che i palermitani hanno rispettato le normative sul COVID-19. L’atteggiamento durante la Fase 1 è stato quello di mostrare un grandissimo senso di consapevolezza del problema e di rispetto della norma. Quotidianamente la popolazione ha chiamato in caserma e ha fermato le pattuglie impegnate nel controllo del territorio per chiedere consigli e come comportarsi senza infrangere la normativa”.



Entrando nel dettaglio operativo, il Maggiore ha illustrato le modalità dei controlli: “Quando fermiamo una macchina su strada, verifichiamo la regolarità per quanto riguarda il Codice della Strada, ovvero il possesso della patente e dell’assicurazione del mezzo, e se il soggetto abbia in carico dei provvedimenti da eseguire. In questo periodo storico, a causa del COVID-19, oltre alla normativa sul Codice della Strada, verifichiamo se il soggetto che esce da casa abbia o meno un motivo di urgenza”.


“Le pattuglie vigilano sul territorio tutto il giorno”, ha spiegato il Maggiore. “La mattina inizia con un briefing da parte del comandante che assegna degli obiettivi specifici che, oltre al normale controllo del territorio, possono essere dei compiti particolari, come la verifica e la vigilanza degli obiettivi sensibili, per quanto riguarda i reati contro il patrimonio o il rispetto della normativa sul COVID-19. Dopodiché i militari escono in strada per vigilare il territorio. Al termine del servizio svolgono un debriefing con il comandante”. In un momento storico in cui le sorti del Paese sembrano essere state nelle mani di chi indossa un’uniforme per lavoro, infermieri, medici, Forze di Polizia e Forze Armate, il senso di responsabilità è stato particolarmente avvertito. “Tutti i Carabinieri hanno operato con senso di responsabilità, nessuno si è tirato indietro, tutti abbiamo compreso il periodo di difficoltà dell’intera Nazione. In questo delicato momento storico hanno operato con maggiore impegno, dedizione e professionalità”.


Il Maggiore Seles ha poi sottolineato l’importanza del personale femminile all’interno dell’Arma: “Per quanto riguarda il personale femminile dell’Arma abbiamo notato quanto sia utile come punto di ascolto per quanto riguarda i reati di violenza di genere. Le donne vedono questo tipo di reati con una maggiore sensibilità rispetto agli uomini. Quindi costituiscono per l’Arma una preziosissima risorsa per quanto riguarda i maltrattamenti contro i familiari. Anche le persone che si recano in caserma con non poche difficoltà vedono nel maresciallo donna un punto di ascolto, un’amica con cui potersi confidare. Il maresciallo donna riesce a toccare quei punti sensibili che un uomo non riuscirebbe a fare, e la parte che subisce il reato difficilmente potrebbe raccontare ed aprirsi al personale maschile”.

Il Maresciallo Ordinario Angela Pepe, effettiva alla Stazione Carabinieri Crispi, ha raccontato la propria esperienza, a partire dall’approccio dei cittadini: “Stiamo diventando anche noi donne una normalità, anche se per molti resta una novità vedere un carabiniere donna. La difficoltà principale che riscontro nelle persone che fermo è il come chiamarmi! Spesso non sanno in che termini devono rivolgersi a me. Non sanno se possono trasformare il sostantivo “maresciallo” in “marescialla” e tengo a precisare che non è possibile! Sono un maresciallo donna, sono un carabiniere donna!”.


“Le persone vedono nella donna carabiniere un aspetto più graduale, più dolce, più sensibile, ma dopo sette anni nell’Arma posso tranquillamente affermare che non c’è differenza di sensibilità tra un carabiniere uomo e una donna”, ha aggiunto il Maresciallo Pepe. “C’è un’altra parte della popolazione che invece ci vede più rigide dei nostri colleghi uomini. In molte stazioni l’Arma dei Carabinieri ha preposto degli uffici per l’accoglienza di bambini e donne vittime di maltrattamenti familiari. Nel momento in cui chi ha subito violenze entra nei nostri uffici trova una donna carabiniere pronta ad ascoltarli. Spesso li accogliamo senza l’uniforme di ordinanza, perché questa può costituire una sorta di barriera. Mi è capitato di ascoltare una donna già sentita da un collega uomo, che con me si è maggiormente aperta, riuscendomi a raccontare quei dettagli per noi fondamentali, che al collega uomo, per pudore, non era riuscita a dire”.


Infine, il Maresciallo Pepe ha raccontato il valore personale dell’uniforme: “Questa uniforme l’ho sognata sin da bambina, ho lottato molto per indossarla, ho provato a fare il concorso per marescialli sette volte, poi perseverando ho vinto io e ci sono riuscita! Oggi rappresento un’Istituzione, che per me è sempre stata il massimo. Per me l’uniforme dei Carabinieri rappresenta il cittadino, me stessa, la mia famiglia, i miei colleghi, lo Stato, la popolazione che ha bisogno, la gente in difficoltà, le persone che hanno necessità di fare quattro chiacchiere”.


La scelta dell’Arma è stata una decisione maturata fin da giovanissima: “Al terzo anno delle medie ho deciso che il mio futuro sarebbe stato quello di diventare un Carabiniere. Sono stata sempre attratta dalla rigidità del mondo militare, ritengo che anche oggi siano fondamentali la gerarchia, il militarismo, il rispetto delle regole, che non sono un limite ma permettono di vivere in piena libertà”.
Di Francesco Militello Mirto e Antonio Melita – EmmeReports.