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La frontiera dei bambini

by wpuser

“Il primo dovere a Brancaccio è rimboccarsi le maniche. E i primi obiettivi sono i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l’azione pedagogica può essere efficace” – Padre Pino Puglisi, assassinato dalla mafia il 15 settembre 1993.

Nel quartiere Sperone–Brancaccio di Palermo, periferia segnata da criticità sociali ma attraversata da una costante tensione al riscatto, si sviluppa un racconto che si snoda nell’arco di tre anni, dal 2021 al 2023, tra cronaca, impegno civile, educazione e cultura. Protagonisti sono famiglie, studenti e docenti guidati dalla dirigente Antonella Di Bartolo, impegnati tra cortei contro il degrado, percorsi educativi e incontri culturali, nel tentativo di costruire alternative concrete per le nuove generazioni. L’obiettivo che attraversa tutto il reportage è contrastare dispersione scolastica, marginalità e criminalità, richiamando al tempo stesso una presenza più efficace delle Istituzioni latitanti e false.

Luci allo Sperone

Nel 2021 il quartiere Sperone di Palermo è al centro della cronaca per l’operazione dei Carabinieri, che porta all’arresto di 57 persone per spaccio di droga. Il traffico di stupefacenti coinvolge interi nuclei familiari, compresi anche minorenni.

“Sono storie sicuramente brutte che si ripropongono continuamente, ma qui non ci si deve rassegnare e bisogna far risplendere le tantissime luci che ci sono in questo quartiere” dichiarato la dirigente dell’Istituto Sandro Pertini, Antonella Di Bartolo che, partendo dalla palestra Valentino Renda, guida un corteo di bambini e genitori, per le vie dello Sperone, con l’intenzione di attirare l’attenzione di media e Istituzioni verso lo stato di abbandono in cui si trova la periferia di Palermo.

“Le luci sono le bambine e i bambini, le mamme e i papà, le tante persone che scelgono di venire a lavorare qui allo Sperone” spiega la Di Bartolo, che lavora nel quartiere da nove anni. “Ci sono insegnanti che lavorano qui da trenta anni. Insieme alle parrocchie, alle associazioni, bisogna far risplendere le luci che già ci sono, in un cammino di autodeterminazione, che richiami la presenza delle Istituzioni, spesso più assenti dei latitanti”.

Il corteo, transita attraverso dei luoghi simbolo dell’abbandono da parte delle Istituzioni cittadine, lasciando perplessi alcuni abitanti dello Sperone, soprattutto a causa della presenza di assessori e consiglieri comunali che, paradossalmente, scendono in strada contro le manchevolezze di quella stessa Istituzione a cui appartengono.      

“Passeggiate ne ho viste decine, qui sono venuti sindaci, assessori e consiglieri comunali. Gli abitanti dello Sperone sono stanchi di gente che ci viene a vedere. Non siamo allo zoo!” dichiara Don Ugo Di Marzo, parroco di Maria Santissima delle Grazie Roccella Sperone. “É inaccettabile per queste persone vedere l’ennesima passeggiata, per poi vedere il quartiere ancora in questo stato, anche tra un anno. Riparliamone dopo le elezioni! Dobbiamo metterci a lavorare e non a fare passeggiate. Questa gente vi chiede aiuto e presenza! C’è desiderio di vivere! Palermo ha bisogno di essere viva dovunque! Gli abitanti dello Sperone hanno visto troppe passeggiate e gridano basta!”.

La scuola non molla

“Il primo dovere a Brancaccio è rimboccarsi le maniche. E i primi obiettivi sono i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l’azione pedagogica può essere efficace”, disse Padre Pino Puglisi, ritenendo fondamentale il ruolo della scuola e dell’educazione nella crescita e nella rigenerazione di coloro che vivevano nel quartiere di Palermo, noto solo per la mafia e la criminalità diffusa.

“Cosa facciamo in questa scuola? Resistiamo” Antonella di Bartolo, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale Sperone Pertini.

“Quanti moduli le lascio?”, chiese la Di Bartolo. “Tutti”, rispose il nonno di Raniero. Il porta a porta ebbe la sua prima vittoria col panettiere. Aveva un nipotino di due anni e mezzo, poteva anche lui frequentare la scuola? Detto e fatto. Dopo due settimane, il nonno di Raniero riportò i venti moduli compilati alla preside. In modo simile accade nella cartoleria, nella farmacia e nel supermercato. Anche le mamme erano curiose dopo aver trovato dei bigliettini nelle buche delle lettere. E quindi c’era la possibilità di rimettere su la scuola? Non c’era una lista d’attesa, come non c’era neanche la consapevolezza del diritto a frequentare la scuola materna. Sì, si poteva fare, ma si dovevano portare cinquanta domande d’iscrizione come promesso all’assessore per far partire le procedure. È la Pertini riaprì.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Sono le 9:30. Un bambino passa veloce, saluta ed entra nell’aula 5G. È Raniero, il nipotino del panettiere.

“Parrucchiere, cuoco, è una questione di contesto”. Giada Bini, Insegnante plesso Sperone ICS Sperone Pertini.

Nel suo messaggio dedicato alla Giornata Internazionale dell’Educazione 2023, il segretario generale dell’ONU António Guterres invita a tenere viva la fiamma della trasformazione: “Offriamo sistemi educativi in grado di sostenere società egualitarie, economie dinamiche e i sogni di ogni studente del mondo oltre ogni limite”. Nella terza elementare di Vita Licata si parla della giornata, soffermandosi sul diritto ad avere una scuola di qualità. L’esempio di Malala gli serve di guida. La sua storia ha suscitato nei bambini delle emozioni contrastanti. Per loro è normale venire a scuola, bambini e bambini insieme. Che ci siano delle bambine e ragazze senza gli stessi diritti, che addirittura non possano ballare o guardare la TV, per loro è una cosa impensabile. Credevano che fosse qualcosa di chissà quale epoca. Invece no, Malala ha soltanto 25 anni. Gioele e Chiara non conoscevano la sua storia, ora sì, e per loro “è molto coraggiosa. Ha fatto tutto questo per il suo paese, per fare andare a scuola gli altri in tutto il mondo”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Lavorando sul quarto dei 17 obiettivi del 2030 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, una frase colpisce gli alunni della maestra Licata: “Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo”. “Ed è quello per cui noi come scuola lottiamo”, aggiunge la maestra.

Nell’aula di Sabrina Li Pira e Melinda Fradella, invece, gli alunni hanno dedicato la giornata ad un’educazione sana e equilibrata, facendo la spremuta di arance “come segno di portare al bambino anche una buona vita, di portare quello che impara a scuola anche a casa”.

Per la dirigente scolastica Antonella Di Bartolo, è bello che si parli di educazione in occasione di una giornata, ma bisognerebbe occuparsene ogni giorno, essendo al centro dell’agenda politica delle nazioni che vogliono investire sul futuro. Può essere l’occasione adatta per ragionare su quello che accade dentro e fuori della scuola.

“Voglio rimanere qui perché ci credo al riscatto. Non mollo. Non mollo”. Vita Licata, Insegnante plesso Padre Puglisi.

Istituto Comprensivo Statale Speroni Pertini, 7 plessi, dall’infanzia alla media, dai 3 ai 14 anni. 170 docenti, 50 collaboratori scolastici e amministrativi. Una vera squadra. Dieci anni fa, nel plesso Pertini c’erano quattro classi. Le lavagne come porte dei bagni. Uno dei piani non era utilizzabile. Era il Bronx. Una scuola destinata alla chiusura. Oggi la scuola intitolata al Presidente Sandro Pertini ospita 31 classi, dalla materna alla media.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

“All’inizio c’erano soltanto due sezioni da 25 alunni”, ricorda la Di Bartolo. “L’anno successivo diventarono tre, perché quando sai di avere il diritto di chiedere, lo fai. Era assurdo che ci fosse un gap tra la scuola materna e la scuola media. Quindi andai a chiedere la scuola elementare.  Oggi sì, abbiamo la lista di attesa e anche la scuola primaria”.

“È bellissima anche come struttura”, afferma Nando, collaboratore scolastico del plesso Pertini. “Gli insegnanti, i colleghi, tra di noi tutto apposto, tutto ok. La preside è in gamba, troppo in gamba”. “Nelle scuole ci stanno un sacco di persone e andare sempre d’accordo è complicato, quindi avere una guida che riesce a far andare avanti tutto non è facile. La preside è una persona veramente eccezionale”, concorda l’insegnante Giada Bini.

“La scuola è una gran bella scuola, si lavora tantissimo, la nostra dirigente è capace di portare un sacco di progetti. Si lavora tanto bene anche tra i colleghi, perché l’obbiettivo è quello di dare più possibilità ai nostri ragazzi e di farli crescere”, conferma Maria Antonietta Sidoti Pinto, insegnate di sostegno, contentissima di lavorare in questo ambiente di “scuola di frontiera”. Dal plesso Padre Puglisi anche la piccola Irene è d’accordo: “Quando le nostre mamme ci dicono che non possiamo andare a scuola, ci mettiamo a piangere, perché qui è bellissimo”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

“Vedere come riescono a scrollarsi quella mentalità del quartiere, che talvolta può essere un po’ soffocante, per noi è una grande vittoria”. Lavinia Runfola, Insegnante di sostegno plesso Sperone ICS Sperone Pertini

L’educazione come promessa di futuro. Non ci può essere una prospettiva di futuro senza la cultura, senza l’istruzione, ma l’educazione deve andare un po’ oltre l’istruzione e basta. Deve anche occuparsi del benessere della persona. I processi educativi devono essere visti all’interno di una riflessione profonda della società, dei servizi che ci sono intorno e quindi di un ragionamento. La scuola deve far crescere le persone da tutti i punti di vista. Oltre le competenze, c’è anche il patrimonio emozionale, l’intelligenza emotiva, il sapere stare e costruire insieme, tutto quanto da sviluppare. Ma aldilà della scuola, deve essere rivista la società.

Edoardo ci saluta e ci prende le mani, “Come vi chiamate?”. Usciamo e torniamo tra qualche minuto. “Chi siete? Sempre voi? Francesco, Adesso non hai i guanti!”. Mariella Di Quarto, la sua insegnante di sostegno, ci spiega che la particolarità del suo lavoro è il creare un rapporto col bambino, seguirlo in tutte le sue attività, adattare la sua patologia a tutta la classe, rendendola meno invalidante, in modo tale che gli alunni siano tutti uguali. “Sono loro che ti danno tanto. Ti fanno crescere, ti fanno capire tante cose che tu da sola non potresti capire ed è una cosa molto bella”. Al Padre Puglisi, Mariella è gli occhi di Edoardo.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Un “insegnante inclusivo”, come lo definisce Maria Antonietta Sidoni Pinto, ha il compito di includere la disabilità all’interno della classe, preparare l’ambiente affinché possa accoglierla. “Che poi, ognuno di noi, alla fine, ha una particolarità, una fragilità, ed è quindi far diventare punto di forza la fragilità”, spiega l’insegnate del plesso Pertini.

Nella scuola, come incubatrice di società e di cittadinanza, i bambini imparano dall’esempio, da quello che vedono fare, non soltanto da quello che sentono raccontare. La scuola, insieme alla società, si gioca il tutto nel testimoniare messaggi coerenti e credibili.

In aula, la Melevisione porta i bambini nel mondo delle fiabe. A Natalie piacciono le fiabe, soprattutto a quelle classiche. Quando legge, prova emozioni. “A casa chi ti legge le fiabe?”, le domandiamo. “Adesso le leggo io, prima mia madre”, ci risponde la piccola Natalie. Sotto i tavoli, i bambini hanno dei libricini che possono prendere quando vogliono. La bellezza della scuola risiede nel suo potere di interpretazione dei territori in cui sono inseriti e nella sua capacità di contribuire al cambiamento. Per l’insegnante Anna Cirino il miglior modo di insegnare è quello pratico: “Quando affrontiamo degli argomenti nuovi, mi piace portare la classe nel laboratorio scientifico. È bello che i bambini sperimentino con le loro mani, sono proprio esperienze di vita”.

Come difende Antonella Di Bartolo, “la scuola deve essere più appetibile e divertente della strada. A scuola tu devi poter fare cose che la strada non ti consente di fare, cioè deve essere il luogo delle possibilità”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Chiara è l’ideatrice di un giallo, scritto in classe con i suoi compagni su Dante, Paola e Francesca. Dedicano almeno un’ora a settimana alla scrittura del racconto. Tutti insieme mettono le proprie idee e il loro sogno è di vederlo pubblicato. Chiara spera di continuare a scrivere almeno come hobby, anche se vorrebbe fare la psicologa. Giulia, invece, ritiene di non essere ancora così grande per decidere sul suo futuro, per il momento vorrebbe fare la criminologa, “mi piace molto scoprire cose”. Anche Matilde vorrebbe intraprendere questo percorso da detective, “voglio fare Science Umane e avere già una base per fare la criminologa”. Nella classe dell’insegnate Palmira Salinas, c’è un’altra Chiara che, però, vuol diventare infermiera “per la ricerca sulle malattie”. Ecco questa è la scuola, il luogo delle possibilità.

Intanto, la tentazione di traslare dei modelli educativi stranieri, tante volte deve fare i conti con la mancanza di strutture adatte, non solo materiali, ma anche mentali o culturali, ma le cose si possono cambiare. Ad esempio, quando i bambini hanno accesso a uno spazio esterno, possono sviluppare la loro immaginazione, la loro osservazione, raccogliere materiali e far diventare tutto quanto qualcosa di nuovo, un racconto, un disegno, un’equazione matematica. Le possibilità sono infinite.

Con Marcella Garofalo le opere d’arte vanno rielaborate per abituare i bambini a riflettere, a ragionare, a stare un attimo più attenti: “Fare delle cose che siano un po’ divertenti e un po’ serie, in maniera tale che loro ragionino sulle cose importanti. L’inclusione è inventarsi venti cose diverse di fare contemporaneamente”.

Poi c’è il gioco, l’imparare attraverso il divertimento. “In Italia la cultura è tristezza e noia. Troppo nozionistica”, afferma Antonella Di Bartolo, mostrandosi critica verso il retaggio culturale italiano. Per fortuna, nell’aula delle spremute di arancia, le insegnanti spiegano che “il gioco è alla base dell’educazione, perché il bambino riesce a esprimere il proprio essere, tutto ciò che ha all’interno, la sua creatività, il suo modo di relazionarsi anche con gli altri, quindi, conoscere sé stesso e gli altri. È anche un modo per maturare ed esplorare ciò che lo circonda. È un’attività ludica che lo diverte ma che nello stesso tempo serve per costruire nuove conoscenze e abilità”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Insomma, la cultura a portata di mano per tutti, senza eccezioni, perché come dichiara la Di Bartolo “a me non piace la cultura che è per un’élite. Non ci interessa una cultura elitaria che fa crescere soltanto quelle dieci persone privilegiate. La nazione non cresce se tu non fai crescere tutti e racconti soltanto una parte. Altro che crescita della nazione, altro che crescita dell’intelligenza. Una nazione non ha bisogno di ideologi, ha bisogno di persone che sanno fare. Ha bisogno di tutti. Però mi devi far crescere tutti”. Per lei, arrivata allo Sperone e Brancaccio seguendo l’esempio di Don Pino Puglisi, bisogna difendere la missione della scuola statale, quella di essere per tutti. “La scuola statale ha la propria missione laica di essere per tutti e dovrebbe essere anche per ciascuno, nel senso di cucire l’abito su misura per ciascuno dei bambini e delle bambine, che hanno ovviamente situazioni differenti e anche potenzialità tutte differenti. Però è una missione bellissima”.

“Si sentono come se non avessero una prospettiva futura. Sono nati allo Sperone, vivranno allo Sperone, avranno una vita mediocre allo Sperone. Magari con la cultura potrebbero avere quantomeno un’idea che esista un ventaglio di possibilità e che sta a loro decidere se provare a sfondare il muro dello Sperone e andare oltre o no, però quantomeno fanno una scelta”. Palmira Salinas, Insegnante Plesso Sperone ICS Sperone Pertini

“Sono diventata adulta a 43 anni, il che è dolorosissimo, anche perché ovviamente ho dovuto mettere in discussione anche Antonella di Bartolo di 42 anni. Ero un’adulta, un’adolescente diventata adulta ma rimasta adolescente di testa. Vivevo nella mia bolla rassicurante, ma questa è la vita!”.

La dirigente dello Sperone Pertini conosce bene il pregiudizio. Lo ha provato anche lei quando è arrivata nel quartiere, ma si è ricreduta quasi subito. Inizialmente voleva scappare, adesso non vuole andar via. Nella sua prima esperienza lavorativa come insegnante, non pensava di avere l’opportunità di contribuire a cambiare la vita degli studenti. Allo Sperone lo ha capito: “Qua puoi essere anche determinante”. Insieme agli insegnati condivide, oltre la consapevolezza del pregiudizio che gira intorno ai quartieri popolari, quella dell’utilità del loro lavoro.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Anche l’Insegnante Lucia Giacomarra difende l’importante ruolo che lei e le sue colleghe hanno allo Sperone Pertini: “È una scuola ricca di insegnanti che hanno voglia di lavorare e lo fanno con passione, amano il proprio lavoro e vogliono dare a questi alunni, un’opportunità diversa da quella che è stata loro etichettata per il territorio dove vivono. E noi siamo veramente soddisfatti, ci danno tante soddisfazioni e qui riusciamo a tirare fuori quello che hanno. Ci sono dei talenti, dei bambini bravi sotto ogni punto di vista, anche se vivono in una zona o in un contesto particolare, ma il nome non è sempre equiparato alla qualità a chi ci vive”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Quella di Lavinia Ruffola è stata invece una scommessa: “Ho messo come prima scelta lo Sperone, un po’ perché il mio pregresso sono le scuole a rischio, quelle che nessuno mette mai tra le prime scelte. Ho voluto veramente capire come si è evoluta e quello che si può fare per la scuola. Per me è stata una grande crescita personale e professionale”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Anche per Maria Antonietta Sidoti Pinto è stata una scommessa: “lavorare in questo ambiente è veramente una sfida, perché questi ragazzi sono fondamentalmente fragili, hanno bisogno di tutto, hanno bisogno di affetto, ognuno di loro ha  una storia abbastanza pesante alle spalle. Per noi è un lavoro abbastanza complesso, ma che ti dà tante soddisfazioni, perché sono piccoli e fragili, quindi tu li vedi sbocciare pian pianino. Una bellissima esperienza. È il primo anno che insegno in questo ambiente, perché sono sempre stata nei quartieri residenziali di Palermo ed è una storia completamente diversa”.

Per Vita Licata insegnare nel quartiere è una sfida: “non bisogna mai pensare che, dato che siamo in un quartiere di periferia a rischio dispersione, non si possa andare avanti, anzi. Sono in questa scuola da vent’anni, quindi avrei anche le carte in regola per poter cambiare zona, andare nelle zone in di Palermo, ma non voglio, no. Voglio stare qui, lavorare qui, voglio lottare qui insieme ai miei bambini”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

La sfida del mestiere, dell’insegnamento di frontiera è una sfida particolare. “Essendo inseriti all’interno di un quartiere di Palermo considerato difficile, ci rendiamo conto che, quotidianamente, la sfida che affrontiamo entrando, varcando la soglia della classe, è proprio quella di trovare un contatto con i ragazzi, attraverso quelli che sono i mezzi a disposizione, la cultura”, dice Palmira Salinas.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

“Ho sempre avuto un bellissimo rapporto con i genitori e con i bambini che, per me, hanno veramente delle potenzialità che andrebbero sviluppate maggiormente. Purtroppo il quartiere offre quello che sappiamo, ma noi cerchiamo di tenere i bambini occupati dentro la scuola e non nelle strade. Se ci sono rimasta 25 anni lo stimolo ci sarà, il motivo ci sarà”, aggiunge Anna Cirino.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Lo Sperone e Brancaccio, una realtà a pochi passi dal mare, quel mare negato come tante altre possibilità che qui mancano. Un quartiere periferico di una città del Sud, dove la colonna sonora sa di sirene, ma non del mare, ma delle ambulanze e forze dell’ordine. Un quartiere dove, nel migliore dei casi, il mestiere più gettonato è l’estetista per le bambine e il barbiere per i maschietti. E ben venga. “In questa scuola il vero problema dell’immaginarsi nel futuro è l’esempio in cui sono immersi”, spiega Giada Bini. “É un quartiere chiaramente difficile e povero, dove la scolarizzazione degli adulti è bassa, dove non ci sono tanti laureati, avvocati, medici e professionisti, i lavori che i bambini conoscono sono quelli a loro più vicini, il parrucchiere o magari la segretaria di un medico curante. Palermo è una grande città del Sud, ma con un’economia molto depressa, dove quelli che stanno bene sono gli impiegati e i dipendenti pubblici. Non c’è  quel tessuto imprenditoriale, economico, di vitalità produttiva, per cui c’è la possibilità il lavorare in fabbrica o nella logistica. L’esempio che hanno intorno è molto povero, molto basso”.

La Chiave di lettura di Giada Bini è condivisa anche dalla Preside: “Il contesto in cui ci troviamo è un contesto complicato in cui gli orizzonti addirittura sono negati, anche fisicamente. Negare il mare vuol dire negare il sogno, il futuro, la capacità di immaginazione, non è soltanto privare i bambini, ma anche le loro famiglie, di una giusta fruizione del patrimonio naturalistico, ma anche di una prospettiva di sviluppo economico che può essere l’alternativa reale all’economia malata che impera allo Sperone”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

La riapertura dell’Istituto Complessivo Scolastico Sperone Pertini ha rappresentato una speranza di sviluppo economico per i commercianti del quartiere, una continuità per la cartoleria, il panificio e il supermercato. Nuove potenzialità delle famiglie coinvolte nello sviluppo scolastico, oltre il pregiudizio. “Abbiamo dapprima iniziato a lavorare dentro la scuola. Quando siamo riusciti a far ripartire lo Sperone Pertini, facendo vedere al quartiere che c’eravamo quotidianamente, abbiamo iniziato a guardare fuori, perché il problema da queste parti è l’incoerenza e la rassegnazione”, spiega la Di Bartolo. “Per loro la dispersione scolastica del 27% e le scuole cadenti sono una cosa normale. Non va bene, quindi dobbiamo contrastare la rassegnazione di chi ci vive e di chi ci lavora”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“C’è collaborazione, c’è un bel rapporto tra famiglia e scuola, tra insegnanti e genitori, si lavora in reciproco aiuto”, aggiunge Lucia Giacomarra. “C’è la consapevolezza che l’insegnante lavora per il bene dei propri figli. Io auguro a tutti di vivere la scuola con questo clima. Si deve partire dalla realtà. I bambini devono capire attraverso gli esempi quotidiani. La quotidianità per loro è tutto, quindi bisogna calarci nella realtà di ognuno di loro ed estrapolare quelle strategie che possono aiutarli a capire, ad andare avanti, questa è la cosa più importante”.

E poi ci sono gli esempi, come quello di Giovanni Falcone, interpretato da Andrea in un videoclip girato qualche anno fa. Dopo quella esperienza, mentre viaggia in aereo insieme alla preside, durante un viaggio d’istruzione, gli confessa di sentire “una cosa dentro”, qualcosa che non sa spiegare ma che “non gliela toglierà mai nessuno”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“Immedesimarsi nel lavoro di persone che spesso in questi quartieri vengono viste come altro, come il nemico, ma capire che intanto stanno svolgendo il loro dovere e che sono più meritevoli di altri, tanto da essere presi come punto di riferimento, queste sono esperienze che nessuno cancellerà nella memoria di questi ragazzi”, continua a raccontare Antonella Di Bartolo. “Nonostante ciò, siamo assolutamente consapevoli che la sola scuola è insufficiente. È una condizione necessaria per un cambio anche culturale nel contrasto alla criminalità organizzata, ma non è sufficiente se non si interviene con politiche di sviluppo economico, quindi con il lavoro, costruendo alternative possibili, praticabili e reali rispetto alla scelta cattiva, alla mala strada, solo così verrà fuori poi tutto il lavoro che si fa a scuola”. Insomma, le cose si possono fare perché alla volontà, la buona volontà, non la ferma nessuno.

“Cercare proprio di leggere secondo i loro occhi, fargli vedere il mondo, che non è solo quello che hanno visto loro. C’è tanto altro, hanno il mondo di fronte” Maria Antonietta Sidoni Pinto, Insegnante sostegno plesso Sperone ICS Sperone Pertini.

Alla 5G ci aspetta “la maestra più brava del mondo”, a parere di Cristian, a cui, come a tutti quanti qui, piace venire a scuola. “L’educazione è una cosa importante”, aggiunge il suo compagno Matteo. Benvenuti e caramelle. L’insegnante Valeria Castelli, non smette mai di sorridere mentre prova a contenere l’impeto dei suoi ragazzi. Tutti vogliono parlare, tutti ci vogliono raccontare. A questo punto, serve l’intervento della massima autorità.

Prende la parola Alessio, il “Sindaco” dello Sperone Pertini, che dichiara di avere “fatto tanti incontri con il vero sindaco Roberto Lagalla”. Da grande vorrebbe fare il macellaio, ma adesso è il Sindaco e, come tale, si deve fare rispettare, comportandosi bene e facendo le pulizie delle strade. In un momento di spontanea solennità, fascia tricolore inclusa, procede alla lettura del cartellone che ha realizzato con l’aiuto di tutti i suoi compagni puntualizzando che “è in dialetto per farmi capire da tutto il mio paese”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Finisce l’intervento con una nota musicale, sempre Alessio, non il sindaco, ma il cantante. Un privilegio, visto che ha cantato davanti a Cesare Cremonini.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

“Ti vergogni quando canti?” chiese Alessio all’ex dei Luna Pop, che gli rispose con le stesse parole della “maestra più brava del mondo”: “ci vuole forza e coraggio”. E di forza e coraggio qua se ne intendono parecchio!

“Raniero, hai un sogno?”, chiediamo al nipote del panettiere di Brancaccio e che diede il via a questa bella storia. “Sì, viaggiare. Viaggiare, magari facendo il pilota”.

L’arte incontra il quartiere 

Continua il percorso di rigenerazione sociale del quartiere Sperone di Palermo voluto e preteso da Antonella Di Bartolo, dirigente dell’Istituto Comprensivo Scolastico Sandro Pertini, con la presentazione del volume “Guttuso” scritto dal critico d’arte e giornalista John Berger. Un’occasione per far conoscere le opere del pittore siciliano Renato Guttuso agli alunni dello Sperone e del Liceo Scientifico Cannizzaro di Palermo.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“L’iniziativa si chiama Un po’ di possibile, dove la scuola è un luogo delle possibilità, dove è possibile parlare di Berger, di Guttuso o fare una passeggiata nel quartiere, per farlo conoscere a persone che, magari, non si sono mai accostate allo Sperone”, dichiara la preside. “Ma anche dove è possibile progettare insieme nuove occasioni, nuove possibilità per i nostri ragazzi e per riflettere sui luoghi vissuti quotidianamente o sui propri desideri, provando a fare di tutto per realizzarli”.

Riappropriarsi delle proprie strade, avere delle strutture funzionanti, una finestra al posto di un muro di mattoni, magari un bar o un posto dove potersi ritrovare. Questi i desideri dei bambini dello Sperone che, invece, dovrebbero essere dei diritti garantiti dalle Istituzioni. “La scuola è un luogo dove è possibile riflettere sulle proprie prospettive e immaginarsi realizzati in percorsi belli, legali, sani, possibilmente rimanendo a Palermo”, aggiunge la Di Bartolo.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Il libro di John Berger fu scritto nel 1956 in inglese e poi tradotto in tedesco e in russo. La versione originale persa dal suo stesso autore è riemersa soltanto nel 2022. “Sono convinta che le cose non appaiono così per caso, devono avere una destinazione”, afferma Maria Nadotti, curatrice del volume. “Il testo riappare nel gennaio dell’anno scorso in questa cantina di Ginevra, me lo mandano immediatamente perché io traduco John Berger. L’ho proposto a Sellerio. Mi piaceva l’idea che questo testo tornasse a casa, a Palermo, con un editore palermitano”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Il libro rappresenta un’analisi lucida e appassionata dell’opera di Renato Guttuso, considerato dallo stesso autore “il più importante pittore dell’Europa occidentale”, ma anche un saggio che descrive i luoghi, la luce e i colori dell’Italia e, in particolar modo, della Sicilia. John Berger è considerato “il narratore d’arte che aiutò Guttuso a farsi conoscere nel mondo”.

Come racconta Maria Nadotti, nella prima versione della Battaglia del Ponte dell’Ammiraglio esposta alla Biennale di Venezia, il giovane Guttuso incarna tutti i valori artistici e politici in cui il giovane John Berger credeva. In quella tela, l’autore inglese trova un compagno, un fratello, una condivisione di pensiero e di tecnica.

“Guttuso è in qualche modo l’idea che l’arte possa servire come strumento di liberazione, che possa essere in qualche modo un potenziamento della vita contro ogni forma di oppressione”, spiega Marco Carapezza, docente dell’Università di Palermo e fratello di Fabio Carapezza Guttuso, figlio adottivo e unico erede di Guttuso. “Lo Sperone sarebbe stata una fonte notevole. Il punto è la nostra capacità di ritrovare nelle cose del pittore quello che ci interessa. Pirandello parla a tutto il mondo ma racconta Girgenti e i pettegolezzi di una farmacia di Girgenti. È l’autenticità che ci interessa. Guttuso è un pittore autentico”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

“Le sue opere sono al Modern Art, nelle grandi collezioni tedesche, nelle grandi collezioni inglesi, John Berger o i grandi critichi americani si sono occupati di Guttuso”, continua il professor Carapezza. “Ma è proprio nella capacità di raccontare piccole verità, con autenticità e con gli strumenti della pittura, per arrivare poi alle grandi verità. E poi siamo noi a ritrovarci in quello che questi grandi personaggi hanno fatto sul piccolo”.

A vivacizzare l’argomento interessante ma impegnativo dell’arte di Renato Guttuso ci pensa l’attrice comica palermitana Teresa Mannino: “L’artista impegnato in che senso? Nel senso che fa tante cose? Non ci penso sinceramente, non è un obiettivo, a volte è una necessità, a volte un istinto”. “Ero curiosa di stare con i ragazzi e con i bambini”, ha spiegato la Mannino. “Adoro stare con i giovanissimi e sono sempre curiosa quando ci sono i ragazzi. Volevo capire come si potevano appassionare a una figura come quella di Guttuso, un artista vero. Quindi è impossibile scindere l’arte con l’impegno, altrimenti rimani in superficie. Se entri nel profondo è naturale che parli della realtà e del mondo in cui vivi”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

L’attrice palermitana vive tra Milano e Palermo. Non era mai venuta in questa scuola. Conosce lo Sperone come quartiere, ma non lo frequenta, perché, come per molti palermitani, ci sono delle zone off limits, come lo Zen, lo Sperone o Danisinni. Le chiediamo perché, secondo lei, i bambini dello Sperone aspirano a diventare barbieri o muratori, piuttosto che Astronauti o attori. 

“Ci sono dei lavori che non sai che esistono”, risponde la Mannino. “Anche io quando ho fatto la comica, non pensavo esistesse come lavoro, non immaginavo potesse essere un lavoro con cui viverci. Secondo me si può fare la rivoluzione facendo anche i panettieri, come per esempio capita a Davide Longoni a Milano che, con i suoi grani che viene a recuperare in Sicilia e col suo modo di fare pane, fa una piccola rivoluzione Quindi si può fare la rivoluzione facendo qualsiasi mestiere, non necessariamente facendo il politico o l’artista, si può fare tantissimo anche facendo lo spazzino, cioè pulendo e prendendosi cura della propria città. Anche questo è un modo per fare politica e per fare una rivoluzione”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

Nella sua opera John Berger afferma che “l’Italia è un paese lavorato a mano”. Perché? Lo chiediamo all’attrice palermitana: “Tu vedi la presenza dell’uomo dovunque. A Palermo ci sono tante eccezioni, quindi un muretto non è mai dritto ma c’è sempre un pezzo che è rotto, perché là ci deve passare il gatto, c’è quell’altro che c’ha il tubo che gli serve per attaccarsi l’acqua. Quindi l’uomo si vede magari troppo. Ecco ogni tanto noi siciliani dovremmo nasconderci un po’! Però è bello! Ti fa sentire così coccolato, così caldo, però dovremmo trasformare questa presenza in cura, quindi non essere presenti solo fisicamente”.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Francesco Militello Mirto / EmmeReports

La vulcanica Antonella Di Bartolo ci saluta affermando che “Guttuso era così tanto attratto dalla vita reale, dal sudore, dalla stanchezza, ma anche dal desiderio di tempo liberato che, secondo me, allo Sperone avrebbe trovato una dimensione bellissima, perché qui c’è tanto impegno, c’è tanta fatica, ma anche tanto desiderio e tanta voglia di leggerezza.

PALERMO. Italia. 2021-2023. Sperone–Brancaccio, periferia di Palermo: tra scuole, strade e iniziative sociali, un reportage lungo tre anni racconta il lavoro quotidiano di educatori, studenti e comunità locale tra difficoltà, presenza dello Stato e tentativi di riscatto. Victoria Herranz / EmmeReports

Quello che resta non è soltanto il racconto di un quartiere difficile, ma il segno concreto di una resistenza quotidiana che prende forma nei gesti più semplici. Sperone e Brancaccio continuano a stare su quella linea sottile tra abbandono e possibilità, dove tutto può ancora andare in una direzione o nell’altra. Ed è proprio lì, su questa frontiera fragile e decisiva, che la scuola, le famiglie e chi sceglie di restare giocano la partita più importante, cambiare la propria vita, uscire dallo stereotipo e tornare a vedere il mare, tanto vicino, quasi da sentirne l’odore, quanto lontano e irraggiungibile.

Di Francesco Militello Mirto e Victoria Herranz – EmmeReports

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